Tregua fiscale del Governo Meloni: avvisi di pagamento, cartelle e liti pendenti

Il 22 novembre, il Governo ha illustrato durante una conferenza stampa le principali misure contenute nel Disegno di legge di bilancio 2023 approvate dal CdM in data 21 novembre.
Al momento ricordiamolo non si dispone di un testo ufficiale della bozza del Disegno di Legge di Bilancio 2023.
Le uniche notizie certe derivano dal comunicato stampa diffuso dall’esecutivo dopo l’approvazione e dalle dichiarazione del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Ministro Giorgetti durante la conferenza stampa tenutasi ieri.
In particolare, in merito alla tanta annunciata tregua fiscale il Governo dovrebbe agire su tre fronti:
Avvisi di accertamento,
Cartelle di pagamento,
Liti pendenti.
Durante la conferenza stampa il viceministro Maurizio Leo, ha spiegato che:
sulle cartelle consegnate fino al 30 giugno 2022 superiori ai 1.000 euro sarà dovuta soltanto l’imposta, da versare rateizzata anche in 5 anni e senza alcuna maggiorazione,
sulle cartelle sotto i 1.000 euro, invece, resta confermato lo stralcio per tutte quelle consegnate all’agente della riscossione dal 2010 al 31 dicembre 2015. Si ricorda che per le cartelle sotto i 1.000 euro notificate dopo dal 1° gennaio 2016, dunque escluse dallo stralcio, possono comunque essere cancellate pagando soltanto l’imposta.
Per quanto riguarda tutti gli atti che non sono ancora diventati una cartella esattoriale o non sono ancora oggetto di contenzioso, i cosiddetti accertamenti con adesione, si prevedono 5 versamenti rateizzati in 5 anni e una sanzione ridotta del 5%.
La sanzione potrebbe essere ulteriormente ridotta al 3% per chi ha ricevuto un avviso bonario con cui si invita il contribuente a regolarizzare gli scostamenti tra il versato e il dichiarato. Parrebbe che il pagamento potrà essere spalmato su due anni.
In merito alla chiusura agevolata delle liti pendenti, il Governo dovrebbe prevedere la possibilità di chiudere le cause in corso con pagando una somma forfettaria che cambia a seconda del grado di giudizio della lite, in particolare si dovrebbe prevedere il versamento:
del 40% del valore in caso di soccombenza dell’amministrazione finanziaria in primo grado,
del 15% del valore complessivo nel caso in cui il contribuente è vincente in secondo grado,
del 90% rinunciando alla lite con il Fisco.

Fonte: fiscoetasse.com