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17 ore fa
Fiscaldata srl

𝐃𝐄𝐂𝐑𝐄𝐓𝐎 𝐒𝐀𝐍𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈: 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐧𝐜𝐢𝐩𝐚𝐥𝐢 𝐧𝐨𝐯𝐢𝐭à (𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞). (Leggi qui) 👇

Tra le numerose novità presenti nella bozza del decreto, si segnalano le modifiche al D.Lgs. 472/1997 (recante le disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie), con l’introduzione di nuovi principi e varie modifiche ad alcuni istituti di carattere generale.

Principio di proporzionalità delle sanzioni - Una prima novità è rappresentata dall'introduzione del principio di proporzionalità delle sanzioni inserito nell'art. 3 D.Lgs. 472/1997. Infatti, in base al nuovo comma 3-bis, la disciplina delle violazioni e sanzioni tributarie sarà improntata ai principi di proporzionalità e di offensività. Pertanto:
se concorrono circostanze che rendono manifesta la sproporzione tra la violazione commessa e la sanzione applicabile, quest’ultima sarà ridotta fino a 1/4 della misura prevista (sia essa fissa, proporzionale o variabile);
se concorrono circostanze di particolare gravità della violazione, la sanzione potrà essere aumentata fino alla metà.
Inoltre, in caso di recidiva (ossia di violazioni della stessa indole) la sanzione dovrà essere aumentata fino al doppio nei confronti di chi, nei 3 anni successivi al passaggio in giudicato della sentenza che accerta la violazione o alla inoppugnabilità dell'atto, dovesse incorrere in un’altra violazione della stessa indole.

Nuove misure delle sanzioni e inapplicabilità del favor rei - La bozza del decreto prevede l’applicazione delle modifiche che interessano il D.Lgs. 471/1997 e il D.Lgs. 472/1997 alle sole violazioni che saranno commesse successivamente alla data di entrata in vigore dello stesso. Nella maggior parte dei casi, la nuova norma sostituisce alla sanzione proporzionale (tra un minimo e un massimo) una sanzione fissa, di natura comunque proporzionale al tributo non dichiarato o non versato, pari all’importo minimo oggi in vigore, ovvero riduce l’importo delle sanzioni applicabili.
In particolare, sono interessate da questa previsione:
l’art. 1, che riguarda le sanzioni penali e i rapporti tra i procedimenti penale e amministrativo;
l’art. 2, che attiene alle modifiche alle singole norme sanzionatorie in materia di imposte sui redditi, Irap, Iva e riscossione;
l’art. 3, che contiene le modifiche al D.Lgs. 472/1997;
l’art. 4, che dispone la revisione delle sanzioni amministrative in materia di tributi sugli affari, sulla produzione e sui consumi, nonché di altri tributi indiretti.
A titolo esemplificativo:
la sanzione per omessa dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi, Irap e Iva (oggi punita con la sanzione amministrativa dal 120% al 240%) viene sostituita dalla sanzione amministrativa del 120%. Resta ferma, per l’omessa dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e Irap, la sanzione da 250 a 1.000 euro nel caso di dichiarazione omessa qualora non siano dovute imposte (in caso di soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili, la sanzione potrà essere aumentata fino al doppio, ovvero fino a 2.000 euro);
in caso di presentazione della dichiarazione omessa (imposte sui redditi, Irap e Iva) con ritardo superiore a 90 giorni ma non oltre i termini stabiliti per l’accertamento e, comunque, prima della formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche ovvero dell'inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo: la sanzione applicabile per l’omesso versamento passerà al 25% (rispetto al 30% attuale aumentata al triplo);
la sanzione per l’infedeltà della dichiarazione (imposte sui redditi, Irap e Iva) passerà dalla misura variabile (dal 90% al 180%) a quella fissa del 70%, con un minimo di 150 euro;
in caso di utilizzo di crediti inesistenti, la sanzione passa dal 100% al 200% a quella fissa del 70%;
ugualmente, in caso di omessa fatturazione, omessa certificazione di corrispettivi, indebita detrazione Iva e mancata regolarizzazione di acquisti senza fattura o con fattura irregolare (art. 6, cc. 1, 2-bis, 6 e 8 D.Lgs. 471/1997) la sanzione è ridotta al 70%;
è abrogato l’incremento della sanzione a 1/3 se i redditi sottratti a tassazione sono stati prodotti all’estero.
Si segnala che l’inapplicabilità delle nuove misure alle violazioni passate viola uno dei principi fondamentali (che è quello del c.d. “favor rei”) previsto in tema di pene afflittive, ponendosi in palese contrasto con quanto previsto (e non modificato) nell’art. 3, c. 3 D.Lgs. 472/1997, secondo cui se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, deve applicarsi la legge più favorevole. Pertanto, questa scelta rischia di generare un notevole contenzioso.

Nuova causa di non punibilità - Nell'art. 6 D.Lgs. 472/1997 è stata aggiunta una nuova causa di non punibilità. Per effetto di questa modifica, non potrà essere sanzionato il contribuente che, dopo avere appreso di avere commesso una violazione alla luce delle indicazioni rese dall'Amministrazione Finanziaria (con circolari, interpelli o consulenze), dovesse decidere di adeguarsi regolarizzando la propria posizione. A tal fine:
sarà necessario presentare una dichiarazione integrativa entro 60 giorni dalla pubblicazione dei documenti di prassi per eliminare la violazione commessa e versare l'imposta;
la violazione dovrà essere dovuta dalle obiettive condizioni d'incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria.

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #decretosanzioni
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𝐃𝐄𝐂𝐑𝐄𝐓𝐎 𝐒𝐀𝐍𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈: 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐧𝐜𝐢𝐩𝐚𝐥𝐢 𝐧𝐨𝐯𝐢𝐭à (𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞). (Leggi qui) 👇

Tra le numerose novità presenti nella bozza del decreto, si segnalano le modifiche al D.Lgs. 472/1997 (recante le disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie), con l’introduzione di nuovi principi e varie modifiche ad alcuni istituti di carattere generale.

Principio di proporzionalità delle sanzioni - Una prima novità è rappresentata dallintroduzione del principio di proporzionalità delle sanzioni inserito nellart. 3 D.Lgs. 472/1997. Infatti, in base al nuovo comma 3-bis, la disciplina delle violazioni e sanzioni tributarie sarà improntata ai principi di proporzionalità e di offensività. Pertanto:
se concorrono circostanze che rendono manifesta la sproporzione tra la violazione commessa e la sanzione applicabile, quest’ultima sarà ridotta fino a 1/4 della misura prevista (sia essa fissa, proporzionale o variabile);
se concorrono circostanze di particolare gravità della violazione, la sanzione potrà essere aumentata fino alla metà.
Inoltre, in caso di recidiva (ossia di violazioni della stessa indole) la sanzione dovrà essere aumentata fino al doppio nei confronti di chi, nei 3 anni successivi al passaggio in giudicato della sentenza che accerta la violazione o alla inoppugnabilità dellatto, dovesse incorrere in un’altra violazione della stessa indole.

Nuove misure delle sanzioni e inapplicabilità del favor rei - La bozza del decreto prevede l’applicazione delle modifiche che interessano il D.Lgs. 471/1997 e il D.Lgs. 472/1997 alle sole violazioni che saranno commesse successivamente alla data di entrata in vigore dello stesso. Nella maggior parte dei casi, la nuova norma sostituisce alla sanzione proporzionale (tra un minimo e un massimo) una sanzione fissa, di natura comunque proporzionale al tributo non dichiarato o non versato, pari all’importo minimo oggi in vigore, ovvero riduce l’importo delle sanzioni applicabili.
In particolare, sono interessate da questa previsione:
l’art. 1, che riguarda le sanzioni penali e i rapporti tra i procedimenti penale e amministrativo;
l’art. 2, che attiene alle modifiche alle singole norme sanzionatorie in materia di imposte sui redditi, Irap, Iva e riscossione;
l’art. 3, che contiene le modifiche al D.Lgs. 472/1997;
l’art. 4, che dispone la revisione delle sanzioni amministrative in materia di tributi sugli affari, sulla produzione e sui consumi, nonché di altri tributi indiretti.
A titolo esemplificativo:
la sanzione per omessa dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi, Irap e Iva (oggi punita con la sanzione amministrativa dal 120% al 240%) viene sostituita dalla sanzione amministrativa del 120%. Resta ferma, per l’omessa dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e Irap, la sanzione da 250 a 1.000 euro nel caso di dichiarazione omessa qualora non siano dovute imposte (in caso di soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili, la sanzione potrà essere aumentata fino al doppio, ovvero fino a 2.000 euro);
in caso di presentazione della dichiarazione omessa (imposte sui redditi, Irap e Iva) con ritardo superiore a 90 giorni ma non oltre i termini stabiliti per l’accertamento e, comunque, prima della formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche ovvero dellinizio di qualunque attività di accertamento amministrativo: la sanzione applicabile per l’omesso versamento passerà al 25% (rispetto al 30% attuale aumentata al triplo);
la sanzione per l’infedeltà della dichiarazione (imposte sui redditi, Irap e Iva) passerà dalla misura variabile (dal 90% al 180%) a quella fissa del 70%, con un minimo di 150 euro;
in caso di utilizzo di crediti inesistenti, la sanzione passa dal 100% al 200% a quella fissa del 70%;
ugualmente, in caso di omessa fatturazione, omessa certificazione di corrispettivi, indebita detrazione Iva e mancata regolarizzazione di acquisti senza fattura o con fattura irregolare (art. 6, cc. 1, 2-bis, 6 e 8 D.Lgs. 471/1997) la sanzione è ridotta al 70%;
è abrogato l’incremento della sanzione a 1/3 se i redditi sottratti a tassazione sono stati prodotti all’estero.
Si segnala che l’inapplicabilità delle nuove misure alle violazioni passate viola uno dei principi fondamentali (che è quello del c.d. “favor rei”) previsto in tema di pene afflittive, ponendosi in palese contrasto con quanto previsto (e non modificato) nell’art. 3, c. 3 D.Lgs. 472/1997, secondo cui se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, deve applicarsi la legge più favorevole. Pertanto, questa scelta rischia di generare un notevole contenzioso.

Nuova causa di non punibilità - Nellart. 6 D.Lgs. 472/1997 è stata aggiunta una nuova causa di non punibilità. Per effetto di questa modifica, non potrà essere sanzionato il contribuente che, dopo avere appreso di avere commesso una violazione alla luce delle indicazioni rese dallAmministrazione Finanziaria (con circolari, interpelli o consulenze), dovesse decidere di adeguarsi regolarizzando la propria posizione. A tal fine:
sarà necessario presentare una dichiarazione integrativa entro 60 giorni dalla pubblicazione dei documenti di prassi per eliminare la violazione commessa e versare limposta;
la violazione dovrà essere dovuta dalle obiettive condizioni dincertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria.

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #decretosanzioni
2 giorni fa
Fiscaldata srl

𝐅𝐚𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚, 𝐝𝐚𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟒 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐛𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐟𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐢. (Leggi qui) 👇

Entro il 29.02.2024 occorre versare l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche emesse nel IV trimestre 2023. Non è previsto nessun accorpamento con versamenti di altri trimestri in caso di importi sotto una determinata soglia, come invece previsto per i primi 3 trimestri di ogni anno.
Il IV trimestre è a sé stante e va versato, a prescindere dall’importo del versamento, entro la fine del mese di febbraio dell’esercizio successivo.
Si riepilogano quindi le prossime scadenze:
IV trimestre 2023: entro il 29.02.2024;
I, II, III trimestre 2024, se di importo inferiore a 5.000 euro (soglia incrementata a decorrere dal 1.01.2023 dall’art. 3 D.L. 73/2022) entro il 30.11.2024 (ossia il 2.12.2024 dato che il 30 è sabato);
IV trimestre 2024: entro il 28.02.2025.
Dal 2024, con l’introduzione della fatturazione elettronica per la stragrande maggioranza di contribuenti forfetari e minimi, vi sarà un forte incremento di tale adempimento, poiché i forfetari non dovranno più apporre la marca da bollo cartacea che in precedenza (fino al 2023 - se nel 2021 hanno conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, inferiori o uguali a 25.000 euro) applicavano fisicamente alla fattura cartacea, bensì versare l’importo dell’imposta di bollo generatasi nel trimestre attraverso uno dei seguenti metodi:
modello F24;
pagamento diretto sul conto corrente indicato.
Per quanto riguarda il versamento dell’imposta di bollo, si ricorda che, con l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica, l’art. 6 D.M. 17.06.2014 ha disciplinato l’assolvimento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche, prevedendo l’obbligo di riportare una specifica annotazione su quelle soggette a tale imposta e disponendo modalità e termini di versamento.

L’annotazione di assolvimento dell’imposta di bollo sulla fattura elettronica avviene valorizzando “SI” nel campo “Bollo virtuale” contenuto all’interno del tracciato record della fattura elettronica.
L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti, all’interno del portale “Fatture e corrispettivi” / Fatture elettroniche / Pagamento imposta di bollo, i dati relativi all’imposta di bollo emergente dalle fatture elettroniche emesse (Elenco A), integrati dall’Agenzia con i dati delle fatture elettroniche che non recano l’indicazione dell’assolvimento dell’imposta di bollo, ma per le quali l’imposta risulta dovuta (Elenco.
I contribuenti possono indicare l’importo “suggerito” dall’Agenzia (sommando quindi Elenco A ed Elenco oppure modificarlo se lo ritengono errato (e quindi giustificarlo in caso di controllo).

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #fatturazioneelettronica #regimeforfettario #forfettari
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𝐅𝐚𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚, 𝐝𝐚𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟒 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐛𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐟𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐢. (Leggi qui) 👇

Entro il 29.02.2024 occorre versare l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche emesse nel IV trimestre 2023. Non è previsto nessun accorpamento con versamenti di altri trimestri in caso di importi sotto una determinata soglia, come invece previsto per i primi 3 trimestri di ogni anno.
Il IV trimestre è a sé stante e va versato, a prescindere dall’importo del versamento, entro la fine del mese di febbraio dell’esercizio successivo.
Si riepilogano quindi le prossime scadenze:
IV trimestre 2023: entro il 29.02.2024;
I, II, III trimestre 2024, se di importo inferiore a 5.000 euro (soglia incrementata a decorrere dal 1.01.2023 dall’art. 3 D.L. 73/2022) entro il 30.11.2024 (ossia il 2.12.2024 dato che il 30 è sabato);
IV trimestre 2024: entro il 28.02.2025.
Dal 2024, con l’introduzione della fatturazione elettronica per la stragrande maggioranza di contribuenti forfetari e minimi, vi sarà un forte incremento di tale adempimento, poiché i forfetari non dovranno più apporre la marca da bollo cartacea che in precedenza (fino al 2023 - se nel 2021 hanno conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, inferiori o uguali a 25.000 euro) applicavano fisicamente alla fattura cartacea, bensì versare l’importo dell’imposta di bollo generatasi nel trimestre attraverso uno dei seguenti metodi:
modello F24;
pagamento diretto sul conto corrente indicato.
Per quanto riguarda il versamento dell’imposta di bollo, si ricorda che, con l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica, l’art. 6 D.M. 17.06.2014 ha disciplinato l’assolvimento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche, prevedendo l’obbligo di riportare una specifica annotazione su quelle soggette a tale imposta e disponendo modalità e termini di versamento.

L’annotazione di assolvimento dell’imposta di bollo sulla fattura elettronica avviene valorizzando “SI” nel campo “Bollo virtuale” contenuto all’interno del tracciato record della fattura elettronica.
L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti, all’interno del portale “Fatture e corrispettivi” / Fatture elettroniche / Pagamento imposta di bollo, i dati relativi all’imposta di bollo emergente dalle fatture elettroniche emesse (Elenco A), integrati dall’Agenzia con i dati delle fatture elettroniche che non recano l’indicazione dell’assolvimento dell’imposta di bollo, ma per le quali l’imposta risulta dovuta (Elenco.
I contribuenti possono indicare l’importo “suggerito” dall’Agenzia (sommando quindi Elenco A ed Elenco oppure modificarlo se lo ritengono errato (e quindi giustificarlo in caso di controllo).

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #fatturazioneelettronica #regimeforfettario #forfettari
3 giorni fa
Fiscaldata srl

𝐂𝐨𝐦𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐢 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐏.𝐀. (Leggi qui) 👇

Il nuovo art. 28-sexies, c. 1 D.P.R. 602/1973, come previsto nella bozza di decreto legislativo di riforma della disciplina sanzionatoria, stabilisce che i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti delle Amministrazioni statali per somministrazioni, forniture e appalti, possono essere compensati, su specifica istanza del creditore, attraverso l'esclusivo servizio telematico dell'Agenzia delle Entrate, con i debiti dovuti, a titolo di sanzioni e interessi, per omessi versamenti di imposte sui redditi regolarmente dichiarati, richiesti a mezzo di comunicazione di irregolarità di cui all'art. 36-bis D.P.R. 600/1973, entro i termini previsti dall'art. 2, c. 2 D.Lgs. 462/1997. In pratica:
la disposizione consente la compensazione dei crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione con i debiti emergenti negli avvisi bonari;
i crediti devono essere non prescritti, liquidi ed esigibili e certificati;
la compensazione, che comprende anche le sanzioni e gli interessi, dovrà essere preceduta da una specifica istanza del contribuente.

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #compensazionecrediti
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𝐂𝐨𝐦𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐢 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐏.𝐀. (Leggi qui) 👇

Il nuovo art. 28-sexies, c. 1 D.P.R. 602/1973, come previsto nella bozza di decreto legislativo di riforma della disciplina sanzionatoria, stabilisce che i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti delle Amministrazioni statali per somministrazioni, forniture e appalti, possono essere compensati, su specifica istanza del creditore, attraverso lesclusivo servizio telematico dellAgenzia delle Entrate, con i debiti dovuti, a titolo di sanzioni e interessi, per omessi versamenti di imposte sui redditi regolarmente dichiarati, richiesti a mezzo di comunicazione di irregolarità di cui allart. 36-bis D.P.R. 600/1973, entro i termini previsti dallart. 2, c. 2 D.Lgs. 462/1997. In pratica:
la disposizione consente la compensazione dei crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione con i debiti emergenti negli avvisi bonari;
i crediti devono essere non prescritti, liquidi ed esigibili e certificati;
la compensazione, che comprende anche le sanzioni e gli interessi, dovrà essere preceduta da una specifica istanza del contribuente.

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6 giorni fa
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𝐑𝐨𝐭𝐭𝐚𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐞𝐫: 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝟏𝟓 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐞 𝐭𝐫𝐞 𝐫𝐚𝐭𝐞. (Leggi qui) 👇

Il decreto Milleproroghe approvato definitivamente in Senato e in attesa di pubblicazione in GU riapre i termini della Rottamazione quater.
Nel dettaglio, sono rimessi in termini i contribuenti che hanno saltato la prima e seconda rata della rottamazione quater scadute rispettivamente il 31 ottobre e il 30 novembre scorsi.
La novità permette a tali soggetti di pagare entro il 15 marzo prossimo.
Prima di dettagliare ricordiamo che, già con il DL Anticipi si era prevista una mini proroga con la possibilità di pagare le citate rate scadute entro il 18 dicembre 2023.
Occorre sottolineare che il 28 febbraio rappresenta anche il termine di scadenza della terza rata della rottamazione, pur con i 5 giorni di tolleranza previsti dalla legge.
Vediamo cosa si prevede per le prima tre rate della Rottamazione quater: due scadute ed una in scadenza.
Nel dettaglio si prevede che, il mancato, insufficiente, o tardivo versamento, alle relative scadenze, delle rate di cui all’articolo 1, comma 232, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, da corrispondere nell’anno 2023 e della rata in scadenza il 28 febbraio 2024, non determina l’inefficacia della definizione prevista dal comma 231 dello stesso articolo 1 della legge n. 197 del 2022, se il debitore effettua l’integrale versamento di tali rate entro il termine del 15 marzo 2024.
L'agenzia della Riscossione, nella sezione dedicata alla Rottamazione quater, specifica che, per mantenere i benefici della Definizione agevolata (“Rottamazione-quater”) introdotta dalla Legge n. 197/2022, è necessario effettuare il versamento della terza rata entro il 28 febbraio 2024.
Per legge però si prevede una tolleranza nel pagamento di cinque giorni, per cui il pagamento verrà considerato tempestivo se effettuato entro lunedì 4 marzo 2024.
Attenzione, in Decreto Milleproroghe fa slittare questo pagamento al 15 marzo e vedremo, dopo l'entrata in vigore della norma se la Riscossione confermerà anche in questo caso gli ulteriori 5 giorni di "tolleranza" prevedendo così un termine di scadenza che slitterebbe al 20 marzo.
Fonte fiscoetasse.com

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𝐑𝐨𝐭𝐭𝐚𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐞𝐫: 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝟏𝟓 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐞 𝐭𝐫𝐞 𝐫𝐚𝐭𝐞. (Leggi qui) 👇

Il decreto Milleproroghe approvato definitivamente in Senato e in attesa di pubblicazione in GU riapre  i termini della Rottamazione quater. 
Nel dettaglio, sono rimessi in termini i contribuenti che hanno saltato la prima e seconda rata della rottamazione quater scadute rispettivamente il 31 ottobre e il 30 novembre scorsi.
La novità permette a tali soggetti di pagare entro il 15 marzo prossimo.
Prima di dettagliare ricordiamo che, già con il DL Anticipi si era prevista una mini proroga con la possibilità di pagare le citate rate scadute entro il 18 dicembre 2023.
Occorre sottolineare che il 28 febbraio rappresenta anche il termine di scadenza della terza rata della rottamazione, pur con i 5 giorni di tolleranza previsti dalla legge.
Vediamo cosa si prevede per le prima tre rate della Rottamazione quater: due scadute ed una in scadenza.
Nel dettaglio si prevede che, il mancato, insufficiente, o tardivo versamento, alle relative scadenze, delle rate di cui all’articolo 1, comma 232, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, da corrispondere nell’anno 2023 e della rata in scadenza il 28 febbraio 2024, non determina l’inefficacia della definizione prevista dal comma 231 dello stesso articolo 1 della legge n. 197 del 2022, se il debitore effettua l’integrale versamento di tali rate entro il termine del 15 marzo 2024. 
Lagenzia della Riscossione, nella sezione dedicata alla Rottamazione quater, specifica che, per mantenere i benefici della Definizione agevolata (“Rottamazione-quater”) introdotta dalla Legge n. 197/2022, è necessario effettuare il versamento della terza rata entro il 28 febbraio 2024.
Per legge però si prevede una tolleranza nel pagamento di cinque giorni, per cui il pagamento verrà considerato tempestivo se effettuato entro lunedì 4 marzo 2024. 
Attenzione, in Decreto Milleproroghe fa slittare questo pagamento al 15 marzo e vedremo, dopo lentrata in vigore della norma se la Riscossione confermerà anche in questo caso gli ulteriori 5 giorni di tolleranza prevedendo così un termine di scadenza che slitterebbe al 20 marzo.
Fonte fiscoetasse.com

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #rottamazionequater
7 giorni fa
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𝐌𝐢𝐥𝐥𝐞𝐩𝐫𝐨𝐫𝐨𝐠𝐡𝐞, 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐧𝐜𝐢𝐩𝐚𝐥𝐢 𝐚𝐠𝐞𝐯𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐢. (Leggi qui) 👇

Agevolazione mutui prima casa under 36 - È stato esteso il termine per avvalersi dell'esenzione dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale per l'acquisto della casa d'abitazione da parte dei soggetti di età inferiore a 36 anni e con un valore dell'ISEE non superiore a 40.000 euro (ex art. 64, cc. 6, 7 e 8 D.L. 73/2021).
Com’è noto, la misura in esame riconosce ai soggetti che non hanno ancora compiuto 36 anni di età nell'anno in cui l'atto è rogitato e che hanno un valore dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 40.000 euro annui, l'esenzione dall'imposta di registro, ipotecaria e catastale per gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di “prime case” di abitazione, nonché per gli atti traslativi o costitutivi della nuda proprietà, dell'usufrutto, dell'uso e dell'abitazione relativi alle stesse.
Inoltre, per tali atti, relativi a cessioni soggette a Iva, agli acquirenti under 36 è attribuito un credito d'imposta d'ammontare pari all'Iva corrisposta in relazione all'acquisto. Il credito può essere portato in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati dopo la data d'acquisizione del credito stesso, ovvero può essere utilizzato in diminuzione delle imposte sui redditi delle persone fisiche dovute in base alla dichiarazione da presentare successivamente alla data dell'acquisto. In alternativa, è concesso l'utilizzo in compensazione.
Relativamente ai finanziamenti erogati per l'acquisto, la costruzione e la ristrutturazione d'immobili a uso abitativo con titolo di “prima casa” e acquistati da soggetti in possesso dei requisiti in precedenza esposti sono, inoltre, esenti dall'imposta sostitutiva delle imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastali e delle tasse sulle concessioni governative.
Nel quadro normativo sopra riepilogato il decreto Milleproroghe è intervenuto estendendo l'ambito temporale di fruizione dell'esenzione delle imposte per l'acquisto della prima casa, in particolare prevedendo la possibilità di fruire delle citate esenzioni a condizione che:
entro il 31.12.2023 sia stato sottoscritto e registrato il contratto preliminare d'acquisto della casa di abitazione;
la stipula del contratto definitivo, anche nei casi di trasferimento della proprietà da cooperative edilizie ai soci, venga formalizzata entro il 31.12.2024.
Garanzia mutui prima casa - La legge di conversione del decreto Milleproroghe completa la proroga delle agevolazioni già in parte disposta dalla legge di Bilancio 2024 in tema di mutui prima casa (ex art. 64, c. 3 D.L. 73/2021). Tale disposto normativo prevede la concessione della garanzia nella misura massima dell'80% rilasciata dal Fondo di garanzia per la prima casa per le “categorie prioritarie” sui mutui d'importo superiore all'80% del prezzo dell'immobile, compreso di oneri accessori.
L’art. 1, cc. 7-13 L. 213/2023 ha esteso la garanzia massima dell'80% fino alla data del 31.12.2024, includendo tra le categorie prioritarie, le “famiglie numerose” che rispettano determinate condizioni anagrafiche e reddituali.
A tal fine, è opportuno ricordare che le categorie prioritarie sono le giovani coppie, i nuclei familiari monogenitoriali con figli minori, i conduttori di alloggi IACP e i giovani di età inferiore a 36 anni, in possesso di ISEE non superiore a 40.000 euro annui. Per l'anno 2024, sono inserite tra le categorie prioritarie i nuclei familiari che includono:
3 figli di età inferiore a 21 anni e ISEE non superiore a 40.000 euro annui;
4 figli di età inferiore a 21 anni e ISEE non superiore a 45.000 euro annui;
5 o più figli di età inferiore a 21 anni e ISEE non superiore a 50.000 euro annui.
La possibilità di elevare la garanzia fino all'80% in favore delle categorie prioritarie opera, inoltre, anche quando il tasso effettivo globale (TEG) risulti superiore al tasso effettivo globale medio (TEGM), nel rispetto di determinate condizioni. In particolare, viene stabilito che il TEG può superare il TEGM nella misura massima pari al differenziale tra la media del tasso Interest Rate Swap a 10 anni (calcolata nel mese precedente al mese di erogazione) e la medesima media calcolata nel trimestre sulla base del quale è stato calcolato il TEGM in vigore.
La legge di conversione del decreto Milleproroghe interviene sul terzo periodo del suddetto c. 3, stabilendo che la garanzia fino all'80% potrà essere applicata fino al 31.12.2024, anche nei casi in cui il tasso effettivo globale (TEG) dovesse risultare superiore al tasso effettivo globale medio (TEGM).

Credito d'imposta per le somme in eccesso - Per i contribuenti che hanno stipulato atti definitivi nel periodo compreso tra il 1.01.2024 e la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto Milleproroghe è riconosciuto un credito d'imposta d'importo pari alle imposte corrisposte dagli stessi acquirenti in eccesso rispetto a quanto previsto dalla nuova misura che estende l'esenzione fino al 31.12.2024.
Il credito d'imposta sarà utilizzabile nell'anno 2025:
in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati dopo la data d'acquisizione del credito stesso;
in diminuzione delle imposte sui redditi delle persone fisiche dovute in base alla dichiarazione da presentare successivamente alla data dell'acquisto;
in compensazione.
Proroga aiuti di Stato e de minimis - È stato prorogato di 1 anno il termine previsto per la notifica degli atti di recupero dei crediti d’imposta (ex art. 1, c. 421 e ss. L. 311/2004 e art. 1, c. 31 e ss. L. 234/2021) tra cui le agevolazioni e i contributi a fondo perduto connessi al Covid-19, in scadenza tra il 31.12.2023 e il 30.06.2024 per permettere il recupero delle somme relative agli aiuti di Stato e agli aiuti de minimis “automatici” o semiautomatici per i quali le autorità responsabili non hanno provveduto agli obblighi di registrazione dei relativi regimi di aiuti e degli aiuti ad hoc nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.
La proroga non riguarda tutti gli aiuti di Stato e de minimis ricevuti dalle imprese, ma solo quelli per i quali l’Agenzia delle Entrate non ha provveduto alla registrazione ai sensi dell’art. 10, c. 6 D.M. 115/2017.

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #decretomilleproroghe
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𝐌𝐢𝐥𝐥𝐞𝐩𝐫𝐨𝐫𝐨𝐠𝐡𝐞, 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐧𝐜𝐢𝐩𝐚𝐥𝐢 𝐚𝐠𝐞𝐯𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐢. (Leggi qui) 👇

Agevolazione mutui prima casa under 36 - È stato esteso il termine per avvalersi dellesenzione dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale per lacquisto della casa dabitazione da parte dei soggetti di età inferiore a 36 anni e con un valore dellISEE non superiore a 40.000 euro (ex art. 64, cc. 6, 7 e 8 D.L. 73/2021).
Com’è noto, la misura in esame riconosce ai soggetti che non hanno ancora compiuto 36 anni di età nellanno in cui latto è rogitato e che hanno un valore dellindicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 40.000 euro annui, lesenzione dallimposta di registro, ipotecaria e catastale per gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di “prime case” di abitazione, nonché per gli atti traslativi o costitutivi della nuda proprietà, dellusufrutto, delluso e dellabitazione relativi alle stesse.
Inoltre, per tali atti, relativi a cessioni soggette a Iva, agli acquirenti under 36 è attribuito un credito dimposta dammontare pari allIva corrisposta in relazione allacquisto. Il credito può essere portato in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati dopo la data dacquisizione del credito stesso, ovvero può essere utilizzato in diminuzione delle imposte sui redditi delle persone fisiche dovute in base alla dichiarazione da presentare successivamente alla data dellacquisto. In alternativa, è concesso lutilizzo in compensazione.
Relativamente ai finanziamenti erogati per lacquisto, la costruzione e la ristrutturazione dimmobili a uso abitativo con titolo di “prima casa” e acquistati da soggetti in possesso dei requisiti in precedenza esposti sono, inoltre, esenti dallimposta sostitutiva delle imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastali e delle tasse sulle concessioni governative.
Nel quadro normativo sopra riepilogato il decreto Milleproroghe è intervenuto estendendo lambito temporale di fruizione dellesenzione delle imposte per lacquisto della prima casa, in particolare prevedendo la possibilità di fruire delle citate esenzioni a condizione che:
entro il 31.12.2023 sia stato sottoscritto e registrato il contratto preliminare dacquisto della casa di abitazione;
la stipula del contratto definitivo, anche nei casi di trasferimento della proprietà da cooperative edilizie ai soci, venga formalizzata entro il 31.12.2024.
Garanzia mutui prima casa - La legge di conversione del decreto Milleproroghe completa la proroga delle agevolazioni già in parte disposta dalla legge di Bilancio 2024 in tema di mutui prima casa (ex art. 64, c. 3 D.L. 73/2021). Tale disposto normativo prevede la concessione della garanzia nella misura massima dell80% rilasciata dal Fondo di garanzia per la prima casa per le “categorie prioritarie” sui mutui dimporto superiore all80% del prezzo dellimmobile, compreso di oneri accessori.
L’art. 1, cc. 7-13 L. 213/2023 ha esteso la garanzia massima dell80% fino alla data del 31.12.2024, includendo tra le categorie prioritarie, le “famiglie numerose” che rispettano determinate condizioni anagrafiche e reddituali.
A tal fine, è opportuno ricordare che le categorie prioritarie sono le giovani coppie, i nuclei familiari monogenitoriali con figli minori, i conduttori di alloggi IACP e i giovani di età inferiore a 36 anni, in possesso di ISEE non superiore a 40.000 euro annui. Per lanno 2024, sono inserite tra le categorie prioritarie i nuclei familiari che includono:
3 figli di età inferiore a 21 anni e ISEE non superiore a 40.000 euro annui;
4 figli di età inferiore a 21 anni e ISEE non superiore a 45.000 euro annui;
5 o più figli di età inferiore a 21 anni e ISEE non superiore a 50.000 euro annui.
La possibilità di elevare la garanzia fino all80% in favore delle categorie prioritarie opera, inoltre, anche quando il tasso effettivo globale (TEG) risulti superiore al tasso effettivo globale medio (TEGM), nel rispetto di determinate condizioni. In particolare, viene stabilito che il TEG può superare il TEGM nella misura massima pari al differenziale tra la media del tasso Interest Rate Swap a 10 anni (calcolata nel mese precedente al mese di erogazione) e la medesima media calcolata nel trimestre sulla base del quale è stato calcolato il TEGM in vigore.
La legge di conversione del decreto Milleproroghe interviene sul terzo periodo del suddetto c. 3, stabilendo che la garanzia fino all80% potrà essere applicata fino al 31.12.2024, anche nei casi in cui il tasso effettivo globale (TEG) dovesse risultare superiore al tasso effettivo globale medio (TEGM).

Credito dimposta per le somme in eccesso - Per i contribuenti che hanno stipulato atti definitivi nel periodo compreso tra il 1.01.2024 e la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto Milleproroghe è riconosciuto un credito dimposta dimporto pari alle imposte corrisposte dagli stessi acquirenti in eccesso rispetto a quanto previsto dalla nuova misura che estende lesenzione fino al 31.12.2024.
Il credito dimposta sarà utilizzabile nellanno 2025:
in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati dopo la data dacquisizione del credito stesso;
in diminuzione delle imposte sui redditi delle persone fisiche dovute in base alla dichiarazione da presentare successivamente alla data dellacquisto;
in compensazione.
Proroga aiuti di Stato e de minimis - È stato prorogato di 1 anno il termine previsto per la notifica degli atti di recupero dei crediti d’imposta (ex art. 1, c. 421 e ss. L. 311/2004 e art. 1, c. 31 e ss. L. 234/2021) tra cui le agevolazioni e i contributi a fondo perduto connessi al Covid-19, in scadenza tra il 31.12.2023 e il 30.06.2024 per permettere il recupero delle somme relative agli aiuti di Stato e agli aiuti de minimis “automatici” o semiautomatici per i quali le autorità responsabili non hanno provveduto agli obblighi di registrazione dei relativi regimi di aiuti e degli aiuti ad hoc nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.
La proroga non riguarda tutti gli aiuti di Stato e de minimis ricevuti dalle imprese, ma solo quelli per i quali l’Agenzia delle Entrate non ha provveduto alla registrazione ai sensi dell’art. 10, c. 6 D.M. 115/2017.

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1 settimana fa
Fiscaldata srl

𝐍𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐚 𝟏𝟎𝟑, 𝐚𝐥 𝐯𝐢𝐚 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐞. (Leggi qui) 👇

Con il messaggio 1.02.2024, n. 454 l’Inps ha comunicato che il sistema di gestione delle domande di pensione è stato implementato per consentire la presentazione dell’istanza di pensione anticipata flessibile Quota 103, per chi matura i requisiti nel corso del 2024.
In merito, si ricorda che l’art. 1, cc. 139 e 140 L. 213/2023 (legge di Bilancio 2024) ha prorogato la Quota 103, ma con forti disincentivi: ricalcolo contributivo, nuovo e inferiore tetto massimo d’importo, finestre di attesa più lunghe.

Requisiti Nuova Quota 103 - La “nuova” pensione anticipata flessibile può essere ottenuta con i requisiti anagrafici e contributivi già previsti per la precedente “versione” della Quota 103, che possono però essere perfezionati entro il 31.12.2024, anziché 2023:
62 anni di età;
41 anni di contributi, raggiungibili anche in regime di cumulo (art. 1 c. 239 e ss. L. 228/2012), ossia sommando i versamenti non coincidenti accreditati presso Gestioni previdenziali diverse (purché si tratti di casse amministrate dall’Inps); di questi 41 anni di contribuzione, 35 devono risultare al netto dei contributi figurativi per malattia, disoccupazione e infortunio (art. 22, c. 1 L. 153/1969: la limitazione non si applica agli iscritti presso i Fondi esclusivi Inps, come i dipendenti pubblici).
Finestre di attesa - Una volta maturati i requisiti per la Quota 103, la decorrenza è differita per effetto delle finestre mobili di attesa, pari a:
7 mesi, per i lavoratori del settore privato (relativamente alla “vecchia versione” della Quota 103, con perfezionamento dei requisiti entro il 2023, la finestra risultava invece pari a 3 mesi);
9 mesi, per i dipendenti pubblici (che devono peraltro presentare la domanda di cessazione dal servizio con 9 mesi di anticipo); la finestra relativa alla “precedente versione” della Quota 103 risultava invece pari a 6 mesi.
Per i lavoratori dipendenti privati e autonomi il trattamento di pensione decorre dal primo giorno del mese successivo all'apertura della finestra, mentre decorre dal primo giorno successivo all'apertura della finestra se il trattamento di pensione è a carico di una gestione esclusiva dell'Ago (Gestione Inps Dipendenti pubblici, Fondo ex Fs, Fondo ex Ipost).

Ricalcolo contributivo - La differenza più importante tra precedente e attuale “versione” della pensione anticipata flessibile risiede nel calcolo del trattamento. La pensione anticipata Quota 103, per chi ne matura le condizioni nel corso del 2024, è infatti ricalcolata con il sistema integralmente contributivo. Questo metodo di quantificazione dell’assegno risulta normalmente penalizzante rispetto al calcolo retributivo, quest’ultimo basato sugli ultimi stipendi o redditi, normalmente i più elevati della vita lavorativa. Il calcolo contributivo è invece fondato sulla contribuzione accreditata nell’arco della carriera e sull’età pensionabile. Non esiste una penalizzazione fissa, a ogni modo, ma il “taglio” dell’assegno può variare notevolmente da caso a caso, risultando il ricalcolo contributivo, in rare ipotesi, addirittura più favorevole.

Soglia massima d’importo - All’importo della nuova pensione Quota 103 è poi applicato un tetto massimo, pari a 4 volte il trattamento minimo, sino al compimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia ordinaria (67 anni, sino al 31.12.2026; art. 24, c. 6 D.L. 201/2011): in pratica, per il 2024, la pensione mensile non può superare l’importo di 2.394,84 euro (in base all’importo del trattamento minimo presso il Fondo pensione lavoratori dipendenti indicato nella circolare Inps n. 1/2024, pari a 598,71 euro mensili). Questo tetto è soggetto a revisione annuale e, di conseguenza, dal 2025 la soglia massima potrebbe essere aggiornata.
Relativamente alla “vecchia versione” della Quota 103, la soglia limite risultava invece pari a 5 volte il trattamento minimo, ossia, per il 2024, a 2.993,55 euro mensili.

Divieto di cumulo con i redditi di lavoro - Anche in relazione al “nuovo” trattamento pensionistico, sino alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia non è possibile cumulare la Quota 103 con i redditi di lavoro, fatta eccezione per i compensi derivanti dal lavoro autonomo occasionale (art. 2222 c.c.) con un limite di 5.000 euro lordi annui.
In pratica, fino al compimento dell’età pensionabile, la prestazione è sospesa per tutto l’anno in cui è stato prodotto il reddito, anche per un solo giorno di lavoro. Laddove nell’annualità in questione si verifichi il compimento dell’età pensionabile, il trattamento è sospeso solo sino al perfezionamento del requisito anagrafico. I ratei di pensione indebitamente corrisposti sono recuperati dall’Inps retroattivamente (si osservi, in merito, la circolare n. 117/2019, valida sia per la pensione Quota 100, che per i trattamenti pensionistici Quota 102 e Quota 103, compresa la “nuova” Quota 103).
Inoltre, in merito all’età pensionabile da considerare per la cessazione del divieto di cumulo, con la circolare n. 27/2023 l’Istituto ha chiarito che, per le categorie di iscritti per i quali trovano applicazione requisiti anagrafici per il diritto alla pensione di vecchiaia differenti rispetto a quello previsto per la vecchiaia ordinaria “Fornero” (art. 24, c. 6 D.L. 201/2011), il divieto di cumulo cessa al compimento dell’età anagrafica prevista per il trattamento di vecchiaia dal Fondo di appartenenza, che può risultare anche inferiore ai 67 anni.

Domanda di pensione - Il servizio che consente la presentazione dell’istanza di pensione anticipata flessibile Quota 103, per chi matura i requisiti nel corso del 2024, può essere raggiunto accedendo al sito dell’Inps con Spid, CIE o CNS, seguendo il percorso “Pensione e Previdenza” > “Domanda di pensione” e proseguendo all’interno del servizio “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, Certificazioni, APE Sociale e Beneficio precoci”.
Effettuato l’accesso, dopo aver compilato la pagina relativa ai propri dati anagrafici e a quelli dell’eventuale coniuge, è necessario selezionare:
come “Gruppo”: Anzianità/Anticipata/Vecchiaia;
come “Prodotto”: pensione di anzianità/anticipata;
come “Tipo”: Requisito anticipata flessibile L. di Bilancio 2024.
Si raccomanda la massima attenzione a non confondere il “Tipo” “Requisito anticipata flessibile L. di Bilancio 2024” con il semplice “Requisito anticipata flessibile”. Quest’ultimo indica la pensione Quota 103 per chi ha maturato i requisiti entro il 31.12.2023, che, come osservato, non prevede il ricalcolo contributivo (salvo richiesta “Tipo”: “Requisito anticipata flessibile opzione al contributivo”).

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #pensione #quota103
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𝐍𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐚 𝟏𝟎𝟑, 𝐚𝐥 𝐯𝐢𝐚 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐞. (Leggi qui) 👇

Con il messaggio 1.02.2024, n. 454 l’Inps ha comunicato che il sistema di gestione delle domande di pensione è stato implementato per consentire la presentazione dell’istanza di pensione anticipata flessibile Quota 103, per chi matura i requisiti nel corso del 2024.
In merito, si ricorda che l’art. 1, cc. 139 e 140 L. 213/2023 (legge di Bilancio 2024) ha prorogato la Quota 103, ma con forti disincentivi: ricalcolo contributivo, nuovo e inferiore tetto massimo d’importo, finestre di attesa più lunghe.

Requisiti Nuova Quota 103 - La “nuova” pensione anticipata flessibile può essere ottenuta con i requisiti anagrafici e contributivi già previsti per la precedente “versione” della Quota 103, che possono però essere perfezionati entro il 31.12.2024, anziché 2023:
62 anni di età;
41 anni di contributi, raggiungibili anche in regime di cumulo (art. 1 c. 239 e ss. L. 228/2012), ossia sommando i versamenti non coincidenti accreditati presso Gestioni previdenziali diverse (purché si tratti di casse amministrate dall’Inps); di questi 41 anni di contribuzione, 35 devono risultare al netto dei contributi figurativi per malattia, disoccupazione e infortunio (art. 22, c. 1 L. 153/1969: la limitazione non si applica agli iscritti presso i Fondi esclusivi Inps, come i dipendenti pubblici).
Finestre di attesa - Una volta maturati i requisiti per la Quota 103, la decorrenza è differita per effetto delle finestre mobili di attesa, pari a:
7 mesi, per i lavoratori del settore privato (relativamente alla “vecchia versione” della Quota 103, con perfezionamento dei requisiti entro il 2023, la finestra risultava invece pari a 3 mesi);
9 mesi, per i dipendenti pubblici (che devono peraltro presentare la domanda di cessazione dal servizio con 9 mesi di anticipo); la finestra relativa alla “precedente versione” della Quota 103 risultava invece pari a 6 mesi.
Per i lavoratori dipendenti privati e autonomi il trattamento di pensione decorre dal primo giorno del mese successivo allapertura della finestra, mentre decorre dal primo giorno successivo allapertura della finestra se il trattamento di pensione è a carico di una gestione esclusiva dellAgo (Gestione Inps Dipendenti pubblici, Fondo ex Fs, Fondo ex Ipost).

Ricalcolo contributivo - La differenza più importante tra precedente e attuale “versione” della pensione anticipata flessibile risiede nel calcolo del trattamento. La pensione anticipata Quota 103, per chi ne matura le condizioni nel corso del 2024, è infatti ricalcolata con il sistema integralmente contributivo. Questo metodo di quantificazione dell’assegno risulta normalmente penalizzante rispetto al calcolo retributivo, quest’ultimo basato sugli ultimi stipendi o redditi, normalmente i più elevati della vita lavorativa. Il calcolo contributivo è invece fondato sulla contribuzione accreditata nell’arco della carriera e sull’età pensionabile. Non esiste una penalizzazione fissa, a ogni modo, ma il “taglio” dell’assegno può variare notevolmente da caso a caso, risultando il ricalcolo contributivo, in rare ipotesi, addirittura più favorevole.

Soglia massima d’importo - All’importo della nuova pensione Quota 103 è poi applicato un tetto massimo, pari a 4 volte il trattamento minimo, sino al compimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia ordinaria (67 anni, sino al 31.12.2026; art. 24, c. 6 D.L. 201/2011): in pratica, per il 2024, la pensione mensile non può superare l’importo di 2.394,84 euro (in base all’importo del trattamento minimo presso il Fondo pensione lavoratori dipendenti indicato nella circolare Inps n. 1/2024, pari a 598,71 euro mensili). Questo tetto è soggetto a revisione annuale e, di conseguenza, dal 2025 la soglia massima potrebbe essere aggiornata.
Relativamente alla “vecchia versione” della Quota 103, la soglia limite risultava invece pari a 5 volte il trattamento minimo, ossia, per il 2024, a 2.993,55 euro mensili.

Divieto di cumulo con i redditi di lavoro - Anche in relazione al “nuovo” trattamento pensionistico, sino alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia non è possibile cumulare la Quota 103 con i redditi di lavoro, fatta eccezione per i compensi derivanti dal lavoro autonomo occasionale (art. 2222 c.c.) con un limite di 5.000 euro lordi annui.
In pratica, fino al compimento dell’età pensionabile, la prestazione è sospesa per tutto l’anno in cui è stato prodotto il reddito, anche per un solo giorno di lavoro. Laddove nell’annualità in questione si verifichi il compimento dell’età pensionabile, il trattamento è sospeso solo sino al perfezionamento del requisito anagrafico. I ratei di pensione indebitamente corrisposti sono recuperati dall’Inps retroattivamente (si osservi, in merito, la circolare n. 117/2019, valida sia per la pensione Quota 100, che per i trattamenti pensionistici Quota 102 e Quota 103, compresa la “nuova” Quota 103).
Inoltre, in merito all’età pensionabile da considerare per la cessazione del divieto di cumulo, con la circolare n. 27/2023 l’Istituto ha chiarito che, per le categorie di iscritti per i quali trovano applicazione requisiti anagrafici per il diritto alla pensione di vecchiaia differenti rispetto a quello previsto per la vecchiaia ordinaria “Fornero” (art. 24, c. 6 D.L. 201/2011), il divieto di cumulo cessa al compimento dell’età anagrafica prevista per il trattamento di vecchiaia dal Fondo di appartenenza, che può risultare anche inferiore ai 67 anni.

Domanda di pensione - Il servizio che consente la presentazione dell’istanza di pensione anticipata flessibile Quota 103, per chi matura i requisiti nel corso del 2024, può essere raggiunto accedendo al sito dell’Inps con Spid, CIE o CNS, seguendo il percorso “Pensione e Previdenza” > “Domanda di pensione” e proseguendo all’interno del servizio “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, Certificazioni, APE Sociale e Beneficio precoci”.
Effettuato l’accesso, dopo aver compilato la pagina relativa ai propri dati anagrafici e a quelli dell’eventuale coniuge, è necessario selezionare:
come “Gruppo”: Anzianità/Anticipata/Vecchiaia;
come “Prodotto”: pensione di anzianità/anticipata;
come “Tipo”: Requisito anticipata flessibile L. di Bilancio 2024.
Si raccomanda la massima attenzione a non confondere il “Tipo” “Requisito anticipata flessibile L. di Bilancio 2024” con il semplice “Requisito anticipata flessibile”. Quest’ultimo indica la pensione Quota 103 per chi ha maturato i requisiti entro il 31.12.2023, che, come osservato, non prevede il ricalcolo contributivo (salvo richiesta “Tipo”: “Requisito anticipata flessibile opzione al contributivo”).

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #pensione #quota103
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𝐃𝐄𝐂𝐑𝐄𝐓𝐎 𝐒𝐀𝐍𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈: 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐧𝐜𝐢𝐩𝐚𝐥𝐢 𝐧𝐨𝐯𝐢𝐭à (𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞). (Leggi qui) 👇

Tra le numerose novità presenti nella bozza del decreto, si segnalano le modifiche al D.Lgs. 472/1997 (recante le disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie), con l’introduzione di nuovi principi e varie modifiche ad alcuni istituti di carattere generale.

Principio di proporzionalità delle sanzioni - Una prima novità è rappresentata dall'introduzione del principio di proporzionalità delle sanzioni inserito nell'art. 3 D.Lgs. 472/1997. Infatti, in base al nuovo comma 3-bis, la disciplina delle violazioni e sanzioni tributarie sarà improntata ai principi di proporzionalità e di offensività. Pertanto:
se concorrono circostanze che rendono manifesta la sproporzione tra la violazione commessa e la sanzione applicabile, quest’ultima sarà ridotta fino a 1/4 della misura prevista (sia essa fissa, proporzionale o variabile);
se concorrono circostanze di particolare gravità della violazione, la sanzione potrà essere aumentata fino alla metà.
Inoltre, in caso di recidiva (ossia di violazioni della stessa indole) la sanzione dovrà essere aumentata fino al doppio nei confronti di chi, nei 3 anni successivi al passaggio in giudicato della sentenza che accerta la violazione o alla inoppugnabilità dell'atto, dovesse incorrere in un’altra violazione della stessa indole.

Nuove misure delle sanzioni e inapplicabilità del favor rei - La bozza del decreto prevede l’applicazione delle modifiche che interessano il D.Lgs. 471/1997 e il D.Lgs. 472/1997 alle sole violazioni che saranno commesse successivamente alla data di entrata in vigore dello stesso. Nella maggior parte dei casi, la nuova norma sostituisce alla sanzione proporzionale (tra un minimo e un massimo) una sanzione fissa, di natura comunque proporzionale al tributo non dichiarato o non versato, pari all’importo minimo oggi in vigore, ovvero riduce l’importo delle sanzioni applicabili.
In particolare, sono interessate da questa previsione:
l’art. 1, che riguarda le sanzioni penali e i rapporti tra i procedimenti penale e amministrativo;
l’art. 2, che attiene alle modifiche alle singole norme sanzionatorie in materia di imposte sui redditi, Irap, Iva e riscossione;
l’art. 3, che contiene le modifiche al D.Lgs. 472/1997;
l’art. 4, che dispone la revisione delle sanzioni amministrative in materia di tributi sugli affari, sulla produzione e sui consumi, nonché di altri tributi indiretti.
A titolo esemplificativo:
la sanzione per omessa dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi, Irap e Iva (oggi punita con la sanzione amministrativa dal 120% al 240%) viene sostituita dalla sanzione amministrativa del 120%. Resta ferma, per l’omessa dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e Irap, la sanzione da 250 a 1.000 euro nel caso di dichiarazione omessa qualora non siano dovute imposte (in caso di soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili, la sanzione potrà essere aumentata fino al doppio, ovvero fino a 2.000 euro);
in caso di presentazione della dichiarazione omessa (imposte sui redditi, Irap e Iva) con ritardo superiore a 90 giorni ma non oltre i termini stabiliti per l’accertamento e, comunque, prima della formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche ovvero dell'inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo: la sanzione applicabile per l’omesso versamento passerà al 25% (rispetto al 30% attuale aumentata al triplo);
la sanzione per l’infedeltà della dichiarazione (imposte sui redditi, Irap e Iva) passerà dalla misura variabile (dal 90% al 180%) a quella fissa del 70%, con un minimo di 150 euro;
in caso di utilizzo di crediti inesistenti, la sanzione passa dal 100% al 200% a quella fissa del 70%;
ugualmente, in caso di omessa fatturazione, omessa certificazione di corrispettivi, indebita detrazione Iva e mancata regolarizzazione di acquisti senza fattura o con fattura irregolare (art. 6, cc. 1, 2-bis, 6 e 8 D.Lgs. 471/1997) la sanzione è ridotta al 70%;
è abrogato l’incremento della sanzione a 1/3 se i redditi sottratti a tassazione sono stati prodotti all’estero.
Si segnala che l’inapplicabilità delle nuove misure alle violazioni passate viola uno dei principi fondamentali (che è quello del c.d. “favor rei”) previsto in tema di pene afflittive, ponendosi in palese contrasto con quanto previsto (e non modificato) nell’art. 3, c. 3 D.Lgs. 472/1997, secondo cui se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, deve applicarsi la legge più favorevole. Pertanto, questa scelta rischia di generare un notevole contenzioso.

Nuova causa di non punibilità - Nell'art. 6 D.Lgs. 472/1997 è stata aggiunta una nuova causa di non punibilità. Per effetto di questa modifica, non potrà essere sanzionato il contribuente che, dopo avere appreso di avere commesso una violazione alla luce delle indicazioni rese dall'Amministrazione Finanziaria (con circolari, interpelli o consulenze), dovesse decidere di adeguarsi regolarizzando la propria posizione. A tal fine:
sarà necessario presentare una dichiarazione integrativa entro 60 giorni dalla pubblicazione dei documenti di prassi per eliminare la violazione commessa e versare l'imposta;
la violazione dovrà essere dovuta dalle obiettive condizioni d'incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria.

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𝐅𝐚𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚, 𝐝𝐚𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟒 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐛𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐟𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐢. (Leggi qui) 👇

Entro il 29.02.2024 occorre versare l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche emesse nel IV trimestre 2023. Non è previsto nessun accorpamento con versamenti di altri trimestri in caso di importi sotto una determinata soglia, come invece previsto per i primi 3 trimestri di ogni anno.
Il IV trimestre è a sé stante e va versato, a prescindere dall’importo del versamento, entro la fine del mese di febbraio dell’esercizio successivo.
Si riepilogano quindi le prossime scadenze:
IV trimestre 2023: entro il 29.02.2024;
I, II, III trimestre 2024, se di importo inferiore a 5.000 euro (soglia incrementata a decorrere dal 1.01.2023 dall’art. 3 D.L. 73/2022) entro il 30.11.2024 (ossia il 2.12.2024 dato che il 30 è sabato);
IV trimestre 2024: entro il 28.02.2025.
Dal 2024, con l’introduzione della fatturazione elettronica per la stragrande maggioranza di contribuenti forfetari e minimi, vi sarà un forte incremento di tale adempimento, poiché i forfetari non dovranno più apporre la marca da bollo cartacea che in precedenza (fino al 2023 - se nel 2021 hanno conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, inferiori o uguali a 25.000 euro) applicavano fisicamente alla fattura cartacea, bensì versare l’importo dell’imposta di bollo generatasi nel trimestre attraverso uno dei seguenti metodi:
modello F24;
pagamento diretto sul conto corrente indicato.
Per quanto riguarda il versamento dell’imposta di bollo, si ricorda che, con l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica, l’art. 6 D.M. 17.06.2014 ha disciplinato l’assolvimento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche, prevedendo l’obbligo di riportare una specifica annotazione su quelle soggette a tale imposta e disponendo modalità e termini di versamento.

L’annotazione di assolvimento dell’imposta di bollo sulla fattura elettronica avviene valorizzando “SI” nel campo “Bollo virtuale” contenuto all’interno del tracciato record della fattura elettronica.
L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti, all’interno del portale “Fatture e corrispettivi” / Fatture elettroniche / Pagamento imposta di bollo, i dati relativi all’imposta di bollo emergente dalle fatture elettroniche emesse (Elenco A), integrati dall’Agenzia con i dati delle fatture elettroniche che non recano l’indicazione dell’assolvimento dell’imposta di bollo, ma per le quali l’imposta risulta dovuta (Elenco.
I contribuenti possono indicare l’importo “suggerito” dall’Agenzia (sommando quindi Elenco A ed Elenco oppure modificarlo se lo ritengono errato (e quindi giustificarlo in caso di controllo).

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𝐂𝐨𝐦𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐢 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐏.𝐀. (Leggi qui) 👇

Il nuovo art. 28-sexies, c. 1 D.P.R. 602/1973, come previsto nella bozza di decreto legislativo di riforma della disciplina sanzionatoria, stabilisce che i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti delle Amministrazioni statali per somministrazioni, forniture e appalti, possono essere compensati, su specifica istanza del creditore, attraverso l'esclusivo servizio telematico dell'Agenzia delle Entrate, con i debiti dovuti, a titolo di sanzioni e interessi, per omessi versamenti di imposte sui redditi regolarmente dichiarati, richiesti a mezzo di comunicazione di irregolarità di cui all'art. 36-bis D.P.R. 600/1973, entro i termini previsti dall'art. 2, c. 2 D.Lgs. 462/1997. In pratica:
la disposizione consente la compensazione dei crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione con i debiti emergenti negli avvisi bonari;
i crediti devono essere non prescritti, liquidi ed esigibili e certificati;
la compensazione, che comprende anche le sanzioni e gli interessi, dovrà essere preceduta da una specifica istanza del contribuente.

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𝐑𝐨𝐭𝐭𝐚𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐞𝐫: 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝟏𝟓 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐞 𝐭𝐫𝐞 𝐫𝐚𝐭𝐞. (Leggi qui) 👇

Il decreto Milleproroghe approvato definitivamente in Senato e in attesa di pubblicazione in GU riapre  i termini della Rottamazione quater. 
Nel dettaglio, sono rimessi in termini i contribuenti che hanno saltato la prima e seconda rata della rottamazione quater scadute rispettivamente il 31 ottobre e il 30 novembre scorsi.
La novità permette a tali soggetti di pagare entro il 15 marzo prossimo.
Prima di dettagliare ricordiamo che, già con il DL Anticipi si era prevista una mini proroga con la possibilità di pagare le citate rate scadute entro il 18 dicembre 2023.
Occorre sottolineare che il 28 febbraio rappresenta anche il termine di scadenza della terza rata della rottamazione, pur con i 5 giorni di tolleranza previsti dalla legge.
Vediamo cosa si prevede per le prima tre rate della Rottamazione quater: due scadute ed una in scadenza.
Nel dettaglio si prevede che, il mancato, insufficiente, o tardivo versamento, alle relative scadenze, delle rate di cui all’articolo 1, comma 232, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, da corrispondere nell’anno 2023 e della rata in scadenza il 28 febbraio 2024, non determina l’inefficacia della definizione prevista dal comma 231 dello stesso articolo 1 della legge n. 197 del 2022, se il debitore effettua l’integrale versamento di tali rate entro il termine del 15 marzo 2024. 
L'agenzia della Riscossione, nella sezione dedicata alla Rottamazione quater, specifica che, per mantenere i benefici della Definizione agevolata (“Rottamazione-quater”) introdotta dalla Legge n. 197/2022, è necessario effettuare il versamento della terza rata entro il 28 febbraio 2024.
Per legge però si prevede una tolleranza nel pagamento di cinque giorni, per cui il pagamento verrà considerato tempestivo se effettuato entro lunedì 4 marzo 2024. 
Attenzione, in Decreto Milleproroghe fa slittare questo pagamento al 15 marzo e vedremo, dopo l'entrata in vigore della norma se la Riscossione confermerà anche in questo caso gli ulteriori 5 giorni di "tolleranza" prevedendo così un termine di scadenza che slitterebbe al 20 marzo.
Fonte fiscoetasse.com

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𝐌𝐢𝐥𝐥𝐞𝐩𝐫𝐨𝐫𝐨𝐠𝐡𝐞, 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐧𝐜𝐢𝐩𝐚𝐥𝐢 𝐚𝐠𝐞𝐯𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐢. (Leggi qui) 👇

Agevolazione mutui prima casa under 36 - È stato esteso il termine per avvalersi dell'esenzione dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale per l'acquisto della casa d'abitazione da parte dei soggetti di età inferiore a 36 anni e con un valore dell'ISEE non superiore a 40.000 euro (ex art. 64, cc. 6, 7 e 8 D.L. 73/2021).
Com’è noto, la misura in esame riconosce ai soggetti che non hanno ancora compiuto 36 anni di età nell'anno in cui l'atto è rogitato e che hanno un valore dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 40.000 euro annui, l'esenzione dall'imposta di registro, ipotecaria e catastale per gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di “prime case” di abitazione, nonché per gli atti traslativi o costitutivi della nuda proprietà, dell'usufrutto, dell'uso e dell'abitazione relativi alle stesse.
Inoltre, per tali atti, relativi a cessioni soggette a Iva, agli acquirenti under 36 è attribuito un credito d'imposta d'ammontare pari all'Iva corrisposta in relazione all'acquisto. Il credito può essere portato in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati dopo la data d'acquisizione del credito stesso, ovvero può essere utilizzato in diminuzione delle imposte sui redditi delle persone fisiche dovute in base alla dichiarazione da presentare successivamente alla data dell'acquisto. In alternativa, è concesso l'utilizzo in compensazione.
Relativamente ai finanziamenti erogati per l'acquisto, la costruzione e la ristrutturazione d'immobili a uso abitativo con titolo di “prima casa” e acquistati da soggetti in possesso dei requisiti in precedenza esposti sono, inoltre, esenti dall'imposta sostitutiva delle imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastali e delle tasse sulle concessioni governative.
Nel quadro normativo sopra riepilogato il decreto Milleproroghe è intervenuto estendendo l'ambito temporale di fruizione dell'esenzione delle imposte per l'acquisto della prima casa, in particolare prevedendo la possibilità di fruire delle citate esenzioni a condizione che:
entro il 31.12.2023 sia stato sottoscritto e registrato il contratto preliminare d'acquisto della casa di abitazione;
la stipula del contratto definitivo, anche nei casi di trasferimento della proprietà da cooperative edilizie ai soci, venga formalizzata entro il 31.12.2024.
Garanzia mutui prima casa - La legge di conversione del decreto Milleproroghe completa la proroga delle agevolazioni già in parte disposta dalla legge di Bilancio 2024 in tema di mutui prima casa (ex art. 64, c. 3 D.L. 73/2021). Tale disposto normativo prevede la concessione della garanzia nella misura massima dell'80% rilasciata dal Fondo di garanzia per la prima casa per le “categorie prioritarie” sui mutui d'importo superiore all'80% del prezzo dell'immobile, compreso di oneri accessori.
L’art. 1, cc. 7-13 L. 213/2023 ha esteso la garanzia massima dell'80% fino alla data del 31.12.2024, includendo tra le categorie prioritarie, le “famiglie numerose” che rispettano determinate condizioni anagrafiche e reddituali.
A tal fine, è opportuno ricordare che le categorie prioritarie sono le giovani coppie, i nuclei familiari monogenitoriali con figli minori, i conduttori di alloggi IACP e i giovani di età inferiore a 36 anni, in possesso di ISEE non superiore a 40.000 euro annui. Per l'anno 2024, sono inserite tra le categorie prioritarie i nuclei familiari che includono:
3 figli di età inferiore a 21 anni e ISEE non superiore a 40.000 euro annui;
4 figli di età inferiore a 21 anni e ISEE non superiore a 45.000 euro annui;
5 o più figli di età inferiore a 21 anni e ISEE non superiore a 50.000 euro annui.
La possibilità di elevare la garanzia fino all'80% in favore delle categorie prioritarie opera, inoltre, anche quando il tasso effettivo globale (TEG) risulti superiore al tasso effettivo globale medio (TEGM), nel rispetto di determinate condizioni. In particolare, viene stabilito che il TEG può superare il TEGM nella misura massima pari al differenziale tra la media del tasso Interest Rate Swap a 10 anni (calcolata nel mese precedente al mese di erogazione) e la medesima media calcolata nel trimestre sulla base del quale è stato calcolato il TEGM in vigore.
La legge di conversione del decreto Milleproroghe interviene sul terzo periodo del suddetto c. 3, stabilendo che la garanzia fino all'80% potrà essere applicata fino al 31.12.2024, anche nei casi in cui il tasso effettivo globale (TEG) dovesse risultare superiore al tasso effettivo globale medio (TEGM).

Credito d'imposta per le somme in eccesso - Per i contribuenti che hanno stipulato atti definitivi nel periodo compreso tra il 1.01.2024 e la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto Milleproroghe è riconosciuto un credito d'imposta d'importo pari alle imposte corrisposte dagli stessi acquirenti in eccesso rispetto a quanto previsto dalla nuova misura che estende l'esenzione fino al 31.12.2024.
Il credito d'imposta sarà utilizzabile nell'anno 2025:
in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati dopo la data d'acquisizione del credito stesso;
in diminuzione delle imposte sui redditi delle persone fisiche dovute in base alla dichiarazione da presentare successivamente alla data dell'acquisto;
in compensazione.
Proroga aiuti di Stato e de minimis - È stato prorogato di 1 anno il termine previsto per la notifica degli atti di recupero dei crediti d’imposta (ex art. 1, c. 421 e ss. L. 311/2004 e art. 1, c. 31 e ss. L. 234/2021) tra cui le agevolazioni e i contributi a fondo perduto connessi al Covid-19, in scadenza tra il 31.12.2023 e il 30.06.2024 per permettere il recupero delle somme relative agli aiuti di Stato e agli aiuti de minimis “automatici” o semiautomatici per i quali le autorità responsabili non hanno provveduto agli obblighi di registrazione dei relativi regimi di aiuti e degli aiuti ad hoc nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.
La proroga non riguarda tutti gli aiuti di Stato e de minimis ricevuti dalle imprese, ma solo quelli per i quali l’Agenzia delle Entrate non ha provveduto alla registrazione ai sensi dell’art. 10, c. 6 D.M. 115/2017.

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #decretomilleproroghe
𝐍𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐚 𝟏𝟎𝟑, 𝐚𝐥 𝐯𝐢𝐚 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐞. (Leggi qui) 👇

Con il messaggio 1.02.2024, n. 454 l’Inps ha comunicato che il sistema di gestione delle domande di pensione è stato implementato per consentire la presentazione dell’istanza di pensione anticipata flessibile Quota 103, per chi matura i requisiti nel corso del 2024.
In merito, si ricorda che l’art. 1, cc. 139 e 140 L. 213/2023 (legge di Bilancio 2024) ha prorogato la Quota 103, ma con forti disincentivi: ricalcolo contributivo, nuovo e inferiore tetto massimo d’importo, finestre di attesa più lunghe.

Requisiti Nuova Quota 103 - La “nuova” pensione anticipata flessibile può essere ottenuta con i requisiti anagrafici e contributivi già previsti per la precedente “versione” della Quota 103, che possono però essere perfezionati entro il 31.12.2024, anziché 2023:
62 anni di età;
41 anni di contributi, raggiungibili anche in regime di cumulo (art. 1 c. 239 e ss. L. 228/2012), ossia sommando i versamenti non coincidenti accreditati presso Gestioni previdenziali diverse (purché si tratti di casse amministrate dall’Inps); di questi 41 anni di contribuzione, 35 devono risultare al netto dei contributi figurativi per malattia, disoccupazione e infortunio (art. 22, c. 1 L. 153/1969: la limitazione non si applica agli iscritti presso i Fondi esclusivi Inps, come i dipendenti pubblici).
Finestre di attesa - Una volta maturati i requisiti per la Quota 103, la decorrenza è differita per effetto delle finestre mobili di attesa, pari a:
7 mesi, per i lavoratori del settore privato (relativamente alla “vecchia versione” della Quota 103, con perfezionamento dei requisiti entro il 2023, la finestra risultava invece pari a 3 mesi);
9 mesi, per i dipendenti pubblici (che devono peraltro presentare la domanda di cessazione dal servizio con 9 mesi di anticipo); la finestra relativa alla “precedente versione” della Quota 103 risultava invece pari a 6 mesi.
Per i lavoratori dipendenti privati e autonomi il trattamento di pensione decorre dal primo giorno del mese successivo all'apertura della finestra, mentre decorre dal primo giorno successivo all'apertura della finestra se il trattamento di pensione è a carico di una gestione esclusiva dell'Ago (Gestione Inps Dipendenti pubblici, Fondo ex Fs, Fondo ex Ipost).

Ricalcolo contributivo - La differenza più importante tra precedente e attuale “versione” della pensione anticipata flessibile risiede nel calcolo del trattamento. La pensione anticipata Quota 103, per chi ne matura le condizioni nel corso del 2024, è infatti ricalcolata con il sistema integralmente contributivo. Questo metodo di quantificazione dell’assegno risulta normalmente penalizzante rispetto al calcolo retributivo, quest’ultimo basato sugli ultimi stipendi o redditi, normalmente i più elevati della vita lavorativa. Il calcolo contributivo è invece fondato sulla contribuzione accreditata nell’arco della carriera e sull’età pensionabile. Non esiste una penalizzazione fissa, a ogni modo, ma il “taglio” dell’assegno può variare notevolmente da caso a caso, risultando il ricalcolo contributivo, in rare ipotesi, addirittura più favorevole.

Soglia massima d’importo - All’importo della nuova pensione Quota 103 è poi applicato un tetto massimo, pari a 4 volte il trattamento minimo, sino al compimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia ordinaria (67 anni, sino al 31.12.2026; art. 24, c. 6 D.L. 201/2011): in pratica, per il 2024, la pensione mensile non può superare l’importo di 2.394,84 euro (in base all’importo del trattamento minimo presso il Fondo pensione lavoratori dipendenti indicato nella circolare Inps n. 1/2024, pari a 598,71 euro mensili). Questo tetto è soggetto a revisione annuale e, di conseguenza, dal 2025 la soglia massima potrebbe essere aggiornata.
Relativamente alla “vecchia versione” della Quota 103, la soglia limite risultava invece pari a 5 volte il trattamento minimo, ossia, per il 2024, a 2.993,55 euro mensili.

Divieto di cumulo con i redditi di lavoro - Anche in relazione al “nuovo” trattamento pensionistico, sino alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia non è possibile cumulare la Quota 103 con i redditi di lavoro, fatta eccezione per i compensi derivanti dal lavoro autonomo occasionale (art. 2222 c.c.) con un limite di 5.000 euro lordi annui.
In pratica, fino al compimento dell’età pensionabile, la prestazione è sospesa per tutto l’anno in cui è stato prodotto il reddito, anche per un solo giorno di lavoro. Laddove nell’annualità in questione si verifichi il compimento dell’età pensionabile, il trattamento è sospeso solo sino al perfezionamento del requisito anagrafico. I ratei di pensione indebitamente corrisposti sono recuperati dall’Inps retroattivamente (si osservi, in merito, la circolare n. 117/2019, valida sia per la pensione Quota 100, che per i trattamenti pensionistici Quota 102 e Quota 103, compresa la “nuova” Quota 103).
Inoltre, in merito all’età pensionabile da considerare per la cessazione del divieto di cumulo, con la circolare n. 27/2023 l’Istituto ha chiarito che, per le categorie di iscritti per i quali trovano applicazione requisiti anagrafici per il diritto alla pensione di vecchiaia differenti rispetto a quello previsto per la vecchiaia ordinaria “Fornero” (art. 24, c. 6 D.L. 201/2011), il divieto di cumulo cessa al compimento dell’età anagrafica prevista per il trattamento di vecchiaia dal Fondo di appartenenza, che può risultare anche inferiore ai 67 anni.

Domanda di pensione - Il servizio che consente la presentazione dell’istanza di pensione anticipata flessibile Quota 103, per chi matura i requisiti nel corso del 2024, può essere raggiunto accedendo al sito dell’Inps con Spid, CIE o CNS, seguendo il percorso “Pensione e Previdenza” > “Domanda di pensione” e proseguendo all’interno del servizio “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, Certificazioni, APE Sociale e Beneficio precoci”.
Effettuato l’accesso, dopo aver compilato la pagina relativa ai propri dati anagrafici e a quelli dell’eventuale coniuge, è necessario selezionare:
come “Gruppo”: Anzianità/Anticipata/Vecchiaia;
come “Prodotto”: pensione di anzianità/anticipata;
come “Tipo”: Requisito anticipata flessibile L. di Bilancio 2024.
Si raccomanda la massima attenzione a non confondere il “Tipo” “Requisito anticipata flessibile L. di Bilancio 2024” con il semplice “Requisito anticipata flessibile”. Quest’ultimo indica la pensione Quota 103 per chi ha maturato i requisiti entro il 31.12.2023, che, come osservato, non prevede il ricalcolo contributivo (salvo richiesta “Tipo”: “Requisito anticipata flessibile opzione al contributivo”).

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𝐄𝐝𝐢𝐜𝐨𝐥𝐞: 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝟎𝟖.𝟎𝟑 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐮𝐦. (Leggi qui) 👇

C’è tempo fino al prossimo 8.03 per accedere al “Bonus una tantum 2023”, la particolare misura di sostegno alle edicole, costituita da un contributo una tantum, fissato in misura forfettaria fino a 2.000 euro ed elevato a 3.000 euro a favore dei punti vendita esclusivi situati nelle aree interne del Paese (centri minori, spesso di piccole dimensioni che, in molti casi, sono in grado di garantire ai residenti soltanto una limitata accessibilità ai servizi essenziali).
Il contributo intende favorire la realizzazione di progetti di consegna a domicilio di giornali quotidiani e periodici, l’apertura domenicale, la fornitura di pubblicazioni agli esercizi commerciali limitrofi e l’attivazione di punti vendita addizionali.
Possono accedere al contributo le imprese esercenti punti vendita esclusivi di giornali e riviste con indicazione nel Registro delle Imprese del codice ATECO 47.62.10 quale codice di attività primario e non sottoposte a procedure di liquidazione volontaria, coatta amministrativa o giudiziale.
Per la presentazione delle domande, che deve avvenire esclusivamente per via telematica e con firma digitale, il titolare o il rappresentante legale dell’impresa devono avvalersi dell’apposita procedura disponibile nell’area riservata del sito “impresainungiorno.gov.it”, accessibile cliccando sul link "Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l'informazione e l'editoria" -> "Bonus una tantum edicole 2023" del menù "Servizi on line".
Il contributo viene riconosciuto alle edicole che nel periodo 1.01 – 31.12.2023 abbiano realizzato almeno una delle seguenti attività:
realizzazione di progetti di consegna a domicilio di giornali quotidiani e periodici;
apertura domenicale pari almeno al 50 % delle domeniche su base annua;
fornitura di pubblicazioni agli esercizi commerciali limitrofi;
attivazione di uno o più punti vendita addizionali.
Il contributo, che è forfettario, viene riconosciuto indipendentemente dal numero dei punti vendita presenti nell’impresa e poiché lo stanziamento è di 4 milioni di euro, nel caso il totale dei contributi richiesti risulti superiore a tale cifra si procederà al riparto proporzionale tra tutti coloro che ne avranno diritto.
Il contributo concorre alla formazione del reddito e, pertanto, è erogato al netto della ritenuta fiscale.
Per l’assistenza in fase di accesso al portale o per la compilazione della domanda è disponibile il manuale utente della procedura oppure è possibile contattare l'help desk al numero 06-64892717 dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 17:00 mentre le richieste di chiarimento dovranno essere inoltrate esclusivamente per posta elettronica ordinaria alla casella di posta dedicata: credito.edicole@governo.it.

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𝐔𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨 𝐢𝐯𝐚. (Leggi qui) 👇

Le regole generali di compensazione orizzontale del credito Iva, anche quest’anno, non hanno subito particolari modifiche; pertanto, l’utilizzo del credito Iva 2023:
per importi fino a 5.000 euro, non richiede alcun adempimento “preventivo”; la compensazione può essere effettuata “liberamente” senza attendere la presentazione della dichiarazione annuale;
per importi superiori a 5.000 euro, richiede la presentazione preventiva del modello Iva con apposizione del visto di conformità; in particolare, è possibile utilizzare il credito in compensazione “orizzontale” a partire dal 10° giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dalla quale emerge il credito.
L’utilizzo in compensazione del credito, lo si ricorda, può essere di tipo:
verticale: il credito Iva è utilizzato per compensare un debito della stessa imposta (es.: Iva con Iva). La compensazione verticale, ossia l’utilizzo del credito in sede di versamento periodico/in acconto o a saldo Iva, non è soggetta ad alcuna limitazione;
orizzontale: il credito Iva è utilizzato per compensare un debito relativo ad altre imposte, contributi previdenziali, premi o altri versamenti. Secondo la circolare n. 1/E/2010 costituisce compensazione orizzontale l’utilizzo del credito che necessariamente deve essere esposto nel Mod. F24, ossia la compensazione del credito Iva con imposte, contributi, premi o altri versamenti diversi dall’Iva dovuta a saldo, acconto o versamento periodico.
Compensazione del credito Iva 2023 - In generale, un contribuente può utilizzare in compensazione orizzontale (con altri tributi e contributi) il credito Iva maturato nel 2023, qualora di importo non superiore a 5.000 euro, dal 1° giorno dell’anno successivo la sua maturazione (1.01.2024), senza presentare preventivamente la dichiarazione annuale dalla quale emerge il credito. Diversamente, il contribuente che ha maturato un credito Iva 2023 e che intende utilizzarlo in compensazione per un importo superiore a 5.000 euro, può utilizzarlo in compensazione orizzontale a partire dal 10° giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione annuale Iva dalla quale emerge il credito stesso. I contribuenti che intendono utilizzare in compensazione il credito annuale o infra-annuale Iva per importi superiori a 5.000 euro annui hanno l’obbligo di apposizione del visto di conformità oppure dalla sottoscrizione del soggetto a cui è demandato il controllo contabile sulla dichiarazione o sull’istanza da cui emerge il credito.
L’eventuale violazione dell’obbligo di apposizione del visto di conformità (o della sottoscrizione dell’organo di controllo) ovvero l’apposizione dello stesso da parte di soggetti non abilitati comporta il “recupero”, da parte dell’Ufficio, del credito utilizzato unitamente a sanzioni e interessi. Così, ad esempio, se un contribuente, titolare di un credito Iva 2023 pari a 13.000 euro, intende destinare, dal 1.01.2024, a compensazione orizzontale l’importo di 7.000 euro, questi può compensare liberamente il credito Iva fino a 5.000 euro e l’eccedenza dal 10° giorno successivo a quello di presentazione del modello Iva 2024.
Tuttavia, può essere opportuno anticipare la presentazione del modello Iva in modo da beneficiare della compensazione orizzontale del credito già dal 10° giorno successivo alla presentazione del modello. Così, tenuto conto che il modello Iva 2024 può essere presentato dal 1.02 al 30.04, l’utilizzo in compensazione del credito per importi superiori a 5.000 euro può essere effettuato già dal 12.02.2024 (presentando appunto il modello Iva il primo giorno utile ossia il 1.02).

Utilizzo del residuo credito Iva 2022 - Il residuo credito Iva 2022, risultante dal modello Iva 2023 può essere utilizzato in compensazione nel corso del 2024 (codice tributo 6099, anno 2022) fino alla presentazione della dichiarazione Iva 2024: è solo da tale momento che il credito Iva viene “rigenerato”, andandosi a sommare al credito Iva maturato nel 2023. In particolare, la rigenerazione del credito residuo dell’anno precedente nell’anno successivo è obbligatoria dal momento in cui viene presentata la dichiarazione per l’anno successivo; così, il credito residuo 2022 una volta confluito nel modello Iva 2024 contribuirà a determinare il credito annuale Iva del 2023 e sarà soggetto al monitoraggio di competenza del 2023. Di converso, fino a quando lo stesso non confluisce nel modello Iva 2024, il contribuente mantiene la vecchia compensazione (codice tributo 6099, anno 2022), restando soggetto al monitoraggio di competenza del 2022.

Residui crediti trimestrali 2023 - In presenza di specifiche condizioni è possibile richiedere l'utilizzo in compensazione o il rimborso del credito Iva trimestrale mediante il modello Iva TR. Al riguardo, occorre tener presente che quanto chiarito per la “rigenerazione” del credito annuale Iva trova applicazione anche per i crediti Iva relativi ai primi 3 trimestri 2023 (codici tributo 6036, 6037 e 6038), risultanti dai modelli Iva TR presentati nel corso del 2023, relativamente all’importo “residuo” non utilizzato fino al 30.04.2024 (termine ultimo per la presentazione del mod. Iva 2024). Così, ad esempio, se è stato presentato il modello Iva TR relativo al credito Iva del secondo trimestre, pari a 18.000 euro, e nel corso del 2023 tale credito è stato compensato per 13.400 euro, nel 2024 il contribuente dispone di un credito residuo pari a 4.600 euro (18.000-13.400) da utilizzare in compensazione (codice tributo 6037, anno di riferimento 2023). In sede di compilazione del mod. Iva 2024, l'eventuale “residuo” non ancora utilizzato contribuirà a determinare il saldo 2023 (codice tributo 6099, anno 2023).

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #creditoiva
𝐀𝐬𝐬𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟒. (Leggi qui)👇

Lo scorso 4.01.2024 l’Inps attraverso un comunicato stampa ha informato che le domande per l’Assegno unico e universale per i figli a carico (AUU) già presentate valgono anche per le annualità successive, fatto salvo l’onere per gli utenti di comunicare eventuali variazioni da inserire nella domanda (ad esempio per la nascita di un nuovo figlio).
Pertanto, non è necessario presentare una nuova domanda per il 2024, sempre che la domanda già trasmessa non sia nello stato di decaduta, revocata, rinunciata o respinta. Ai fini della determinazione dell’importo della prestazione, è necessario presentare invece una nuova Dichiarazione sostitutiva unica (DSU) per il 2024.
In assenza di ISEE, l’importo dell’assegno sarà infatti calcolato dal mese di marzo 2024 con riferimento agli importi minimi previsti dalla normativa.
Qualora la DSU sia presentata entro il 30.06.2024, gli importi eventualmente già erogati saranno adeguati da marzo con la corresponsione degli arretrati, se invece la DSU si presenta entro fine febbraio già da marzo il valore dell’Assegno unico può subire l’incremento. Per le domande presentate dopo il 30.06.2024, l’Assegno decorre dal mese successivo a quello di presentazione ed è determinato sulla base dell’ISEE al momento della domanda.
Si ricorda che l’Assegno unico è un sostegno economico alle famiglie attribuito per ogni figlio a carico fino al compimento dei 21 anni (al ricorrere di determinate condizioni) e senza limiti di età per i figli disabili.
Gli importi degli assegni a partire dal 2024 variano dai 199,40 euro con un ISEE inferiore o uguale a 17.090,61 fino a stabilizzarsi a 57 euro con un ISEE dai 45.574,96 in su o se non si presenta l’ISEE. Vi sono poi delle maggiorazioni per diverse condizioni aggiuntive, quali nuclei numerosi (per i figli successivi al secondo), madri di età inferiore a 21 anni, nuclei con 4 o più figli con entrambi i genitori titolari di reddito da lavoro, figli affetti da disabilità, figli di età inferiore a 1 anno, ecc.
Dal mese di marzo 2022 l’Assegno unico e universale ha sostituito le seguenti misure di sostegno alla natalità:
il premio alla nascita o all’adozione (bonus mamma domani);
l’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori;
gli assegni familiari ai nuclei familiari con figli e ai nuclei orfanili;
l’assegno di natalità (cosiddetto bonus bebè);
le detrazioni fiscali per figli fino a 21 anni.
Invece continua a coesistere con il bonus asilo nido ed è compatibile con l'assegno di inclusione.

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𝐂𝐨𝐦𝐩𝐥𝐢𝐚𝐧𝐜𝐞 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐞, 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐨. (Leggi qui)👇

In arrivo altre lettere di compliance da parte dell’Agenzia delle Entrate ai contribuenti distratti che hanno dimenticato di presentare la dichiarazione dei redditi entro la data del 30.11.2023. È ormai chiara la rotta dell’Amministrazione Finanziaria di spingere i contribuenti al ravvedimento spontaneo prima di procedere all’emissione di atti impositivi. Le lettere che stanno arrivando in questi giorni si riferiscono per lo più a situazioni in cui i contribuenti, in possesso di più Certificazioni Uniche, hanno omesso di presentare la dichiarazione dei redditi pur essendone obbligati.

Si ricorda che la dichiarazione può essere presentata tardivamente entro 90 giorni dalla sua scadenza naturale, salva l’applicazione delle relative sanzioni, dopodiché si considera omessa. La dichiarazione presentata oltre i 90 giorni costituisce comunque titolo valido per la riscossione delle imposte dovute. Le comunicazioni inviate invitano il contribuente alla presentazione di una dichiarazione entro la data del 28.02.2024, avvalendosi delle disposizioni dell’art. 13 D.Lgs. 471/1997 (ravvedimento). Si ricorda che le sanzioni previste per la tardività della dichiarazione sono le stesse previste per l’omessa dichiarazione ovvero una sanzione che va da un minimo di 250 euro a un massimo di 1.000 euro, con riduzione a 1/10 del minimo se presentata, appunto, nel termine di 90 giorni dalla scadenza. In caso di omessa dichiarazione, se sono dovute imposte, la sanzione varia dal 120% al 240%, con un minimo di 250 euro.
In caso di dichiarazione validamente presentata, seppur tardiva (ovvero nei 90 giorni), oltre al versamento della sanzione di 25 euro (1/10 di 250), saranno applicate le sanzioni per tardivo versamento (30% o 15%) delle relative imposte (se dovute), con riduzione in base al tempo in cui avviene il versamento, tenendo conto della graduazione stabilità dall’art. 13 D.Lgs. 471/1997.
Riepilogando, gli adempimenti sono, nell’ordine: la trasmissione telematica della dichiarazione precedentemente omessa, il versamento delle eventuali imposte dovute con relative sanzioni (o della sola sanzione) mediante modello F24 (codice tributo 8911).
È appena il caso di ricordare che è possibile trasmettere una dichiarazione tardiva con il relativo visto di conformità. In tal caso viene regolarizzato anche l’utilizzo dell’eventuale credito in compensazione.

Con il nuovo calendario fiscale, che vede anticipata la scadenza al 15.10, il termine per l’invio della dichiarazione tardiva per l’anno 2024 sarà il 13.01.2025. A regime, ovvero dal 2025 (salvo ripensamenti) la scadenza della dichiarazione sarà il 30.09 e perciò l’omissione sarà sanabile entro il 29.12.
Tenendo conto, infine, delle disposizioni previste dal D.Lgs. 1/2024, l’invio delle lettere di compliance non potrà avvenire nel corso del mese di dicembre, pertanto, saranno necessariamente concentrate nel periodo che va dal 16.10.2024 al 30.11.2024, nonché dal 1.01 al 13.01.2025. Si ricorda che il decreto menzionato prevede la sospensione anche nel mese di agosto (oltre che nel mese di dicembre) dell’invio di inviti all’adempimento spontaneo, nonché atti di liquidazione, controllo automatizzato e controllo formale.

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𝐈𝐧𝐯𝐢𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐞 𝐞 𝐯𝐞𝐭𝐞𝐫𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐞 𝐚𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐓𝐒. (Leggi qui) 👇

Il decreto 8.02.2024 della Ragioneria generale dello Stato fissa il nuovo calendario, a regime, per l’invio e la successiva correzione dei dati di spese sanitarie e veterinarie.
Il termine è settembre (invio dati del primo semestre) e gennaio (invio dati del secondo semestre) per le spese sanitarie, mentre la scadenza è unica a marzo per le spese veterinarie. Sul sito web del Sistema TS è stato pubblicato il calendario aggiornato delle scadenze.
I dettaglianti possono continuare a usare sistemi di invio dei corrispettivi telematici alternativi al Sistema TS, che avrebbe dovuto diventare canale esclusivo dal 1.01.2024, ma l’obbligo è stato soppresso dal "decreto Anticipi".

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𝐈𝐬𝐚, 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐞𝐬𝐨𝐧𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐯𝐢𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐢𝐭𝐚’. (Leggi qui) 👇

In vista dell’invio delle dichiarazioni Iva 2024, giova ricordare che è possibile inviare la dichiarazione senza necessità di apporre il visto di conformità per l’utilizzo in compensazione del credito Iva che scaturisce appunto dalla dichiarazione fino a 50.000 euro, se il contribuente (soggetto ISA) ha conseguito negli anni scorsi un punteggio di affidabilità almeno pari a:
8 per il solo 2022;
e/o 8,5 quale media per il 2021 e 2022.
A proposito del limite di 50.000 euro, si ricorda che, ai fini dei rimborsi/compensazioni che verranno richiesti nel 2024, deve essere considerato cumulativo per tutti i crediti Iva, sia il credito annuale (Iva 2024 sul periodo d’imposta 2023), siai crediti Iva trimestrali 2024 (Iva TR 2024). Pertanto, la logica della sommatoria non si basa sull’esercizio di riferimento (per esempio, il 2023: Iva 2023, scaturente dalla dichiarazione Iva 2024 e Iva TR dei trimestri 2023), bensì sull’esercizio di presentazione della compensazione o del rimborso.
Per esempio, se la dichiarazione Iva annuale 2024 chiudesse con un credito di 40.000 euro e fruisse dell’agevolazione del regime premiale ISA per non apporre il visto di conformità sulla dichiarazione Iva barrando nel frontespizio la casella “Esonero dall’apposizione del visto di conformità”, avrebbe a “disposizione” altri 10.000 euro in relazione al credito Iva TR del I trimestre 2024 per evitare di apporre il visto (ipotizzando, per esempio, che il 1° trimestre 2024 chiuda con un credito di 10.000 euro); quindi, se il II trimestre 2024 per ipotesi avesse 20.000 euro di credito Iva da utilizzare in compensazione, si dovrebbe vistare tale modello dichiarativo per il superamento dei 50.000 euro tra credito da dichiarazione Iva annuale e credito del Modello Iva TR 1° trimestre 2024.
Altro vincolo da tenere a mente, se la dichiarazione Iva annuale chiude con un credito, è la scadenza del termine di pagamento in caso di debiti iscritti a ruolo di ammontare superiore a 1.500 euro. L’art. 31 D.L. 78/2010 prevede il divieto di compensazione di tale credito Iva (e degli altri crediti erariali). Il divieto non opera se viene posto in essere un pagamento rateale, poiché in tal caso il debito non si considera scaduto, ma appunto in corso di pagamento; perciò, un soggetto che ha debiti erariali per importi superiori a 1.500 euro, ma che sta provvedendo a pagarli a rate, può utilizzare il credito in compensazione.
L’indebita compensazione è punita con una sanzione pari al 50% dell’importo del debito scaduto iscritto a ruolo, ma nel limite, ossia fino alla concorrenza, dell’ammontare indebitamente compensato.

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𝐈𝐥 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝟐𝟑𝟏: 𝐩𝐫𝐢𝐧𝐜𝐢𝐩𝐢 𝐞 𝐯𝐚𝐧𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢. (Leggi qui) 👇

Il D.Lgs. 231/2001, meglio noto come il Modello di Organizzazione e Gestione (MOG) 231/2001, rappresenta uno strumento chiave nell'ambito della responsabilità amministrativa delle imprese e in genere delle persone giuridiche. Questo modello, introdotto per prevenire e contrastare reati aziendali, ha rivoluzionato l'approccio delle organizzazioni alla gestione della compliance e della responsabilità aziendale.
Il MOG 231/2001 si basa su 3 principi fondamentali: la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, la natura preventiva del modello e il principio di collaborazione.
Il MOG 231/2001 ha introdotto la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche per una serie di reati commessi nell'interesse o a vantaggio dell'organizzazione stessa. Ciò significa che l'azienda, in assenza di un modello efficace, può essere chiamata a rispondere penalmente per le azioni di individui che agiscono in nome e per suo conto.
Un elemento chiave che contraddistingue il MOG è la sua natura preventiva: le organizzazioni, infatti, devono implementare misure efficaci per prevenire la commissione dei reati elencati nel decreto. Questo richiede un approccio proattivo alla gestione dei rischi ed alla definizione di procedure e strumenti di controlli interni.
Da ultimo, il MOG 231/2001 enfatizza la collaborazione tra aziende e autorità giudiziarie: le organizzazioni sono incoraggiate a segnalare tempestivamente reati o sospetti illeciti ed a cooperare pienamente durante le indagini.
Come si adotta il modello - Le aziende devono implementare un MOG personalizzato, studiato per il proprio business e adatto alle proprie dinamiche e rischi specifici. Questo processo impatta la definizione della struttura organizzativa e di governance, l'identificazione dei rischi aziendali e la creazione di procedure di controllo interno per la mitigazione di tali rischi.
Un aspetto cruciale riguarda la formazione del personale sull'importanza del MOG 231/2001 e sulle modalità di attuazione: la consapevolezza delle persone e la loro conoscenza del modello sono elementi fondamentali per garantirne la corretta adesione e implementazione delle procedure. Il MOG non è infatti un processo statico: deve essere sottoposto a revisione periodica per garantire la sua efficacia continuativamente nel tempo e le organizzazioni devono essere pronte a modificare e migliorare il loro modello in risposta ai cambiamenti nell'ambiente aziendale e nei confronti di nuove minacce emergenti.
È evidente che l’implementazione di un MOG richieda una robusta funzione di compliance all'interno delle organizzazioni: una funzione simile, che può essere ricompresa nelle funzioni dell’area legale o di affari generali, ha il ruolo di monitorare l'efficacia del MOG, fornire orientamenti sulle migliori pratiche ed assicurarsi che l'organizzazione sia sempre in linea con le normative. L’internalizzazione della funzione non è l’unica strada: è possibile affidarsi a professionisti esperti che possono supportare l’implementazione del modello e la sua periodica revisione.
Il Modello di Organizzazione e Gestione 231/2001 è diventato nel tempo un elemento centrale nella gestione aziendale e nelle linee guida del Corporate Social Responsibility (Responsabilità Sociale d’Impresa). Grazie all’approccio preventivo e alla collaborazione attiva, il MOG 231/2001 si configura come uno strumento essenziale per le aziende che mirano a operare in modo etico, migliorando il proprio approccio alla compliance e il proprio rating di legalità, con benefici tangibili nella gestione degli stakeholders e nel ritorno di immagine e reputazionale.

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𝐎𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐨 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐝𝐝𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨. (Leggi qui) 👇

Le modifiche del D.Lgs. 219/2023 alla L. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) riguardano anche la disciplina del contraddittorio preventivo. Il nuovo art. 6-bis L. 212/2000, in vigore dal 18.01.2024, ha introdotto per qualsiasi tributo, inclusi i tributi locali come l'Imu e ogni altra tipologia, salvo eccezioni indicate espressamente, l'obbligo di contraddittorio preventivo tra ente impositore e contribuente, a pena di automatica annullabilità dell'atto impositivo.

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𝐋𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐃.𝐋. 𝟐𝟏𝟓/𝟐𝟎𝟐𝟑 (𝐌𝐢𝐥𝐥𝐞𝐩𝐫𝐨𝐫𝐨𝐠𝐡𝐞). (Leggi qui) 👇

La legge di conversione del D.L. 215/2023 (decreto Milleproroghe), attualmente in fase di esame, contiene la riapertura al 28.02.2024 della rottamazione-quater e al 30.09.2024 del ravvedimento speciale. Quest’ultimo consente di regolarizzare le violazioni riguardanti le dichiarazioni validamente presentate relative al periodo d'imposta in corso al 31.12.2022 e ai periodi d'imposta precedenti, con il pagamento di 1/18 del minimo edittale delle sanzioni irrogabili, oltre all'imposta e agli interessi dovuti.
Inoltre, l’esenzione dell'Irpef agricola sarebbe parametrata al volume dei ricavi per le realtà di minori dimensioni.

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𝐓𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐛𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢, 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐞𝐝 𝐚𝐝𝐞𝐦𝐩𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐞. (Leggi qui) 👇

Quest’anno, poiché il 2024 è bisestile, il termine ordinario di 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio di cui all’art. 2364 c.c., previsto per l’assemblea di discussione e approvazione del bilancio al 31.12.2023 cadrà il prossimo 29.04, mentre la data ultima per il suo deposito è rappresentata dal 29.05.2024.
L’assemblea, secondo la stessa norma, può tenersi anche oltre gli ordinari 120 giorni, entro un “maggior termine, comunque non superiore a 180 giorni, nel caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato ovvero quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura ed all'oggetto della società”.

Prima che si provveda all’ultimo atto, quello del deposito presso il Registro delle Imprese, occorre tuttavia rispettare una cronologia di adempimenti e osservanza di termini che qui giova sinteticamente riepilogare:
almeno 30 giorni prima dell’assemblea fissata per l’approvazione del bilancio, gli amministratori redigono il progetto di bilancio e l’eventuale relazione sulla gestione (29.03.2024);
almeno 30 giorni prima dell’assemblea fissata per l’approvazione del bilancio, gli amministratori trasmettono il progetto di bilancio e l’eventuale relazione sulla gestione all’organo di controllo - collegio sindacale, sindaco unico, revisore (29.03.2024);
almeno 15 giorni prima dell’assemblea fissata per l’approvazione del bilancio, gli amministratori depositano presso la sede sociale il progetto di bilancio e le relazioni che lo accompagnano (14.04.2024);
per le Spa quotate, almeno 15 giorni prima dell’assemblea fissata per l’approvazione del bilancio, l’avviso di convocazione deve essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale o su un quotidiano (21.04.2024);
per le Spa non quotate e per le Srl, se l’atto costitutivo non prevede nulla, almeno 8 giorni prima dell’assemblea fissata per l’approvazione del bilancio, la convocazione avviene mediante lettera raccomandata, da spedire ai soci presso il domicilio che risulta al Registro Imprese, con indicazione del giorno, dell'ora, del luogo e degli argomenti da trattare (29.04.2024);
entro 30 giorni dalla data di approvazione del bilancio, gli amministratori provvedono al deposito del bilancio e degli altri documenti presso il Registro delle Imprese (29.04.2024).
Avuto riguardo alle assemblee cosiddette “a distanza”, disciplinate in via straordinaria dalle norme varate e prorogate nel corso della pandemia da Covid-19, vi è da dire che il 31.07.2023 è cessata l’efficacia dei provvedimenti che le autorizzavano anche in deroga agli statuti, per cui permane l’incertezza sulla loro totale liceità (art. 2370 c.c.), seppure mitigata da pronunciamenti del Consiglio del Notariato.

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𝐅𝐨𝐫𝐟𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐢, 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐦𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐠𝐞𝐯𝐨𝐥𝐚𝐭𝐨. (Leggi qui) 👇

Se si desidera fruire per il 2024 del regime agevolato previdenziale destinato a forfetari iscritti alla Gestione Inps artigiani e commercianti, è necessario presentare domanda telematica attraverso il proprio Cassetto previdenziale Inps entro il 28.02.2024. Allo stesso modo, in caso di perdita dei requisiti o per opzione è possibile anche inviare la revoca del regime agevolato, sempre entro il 28.02.2024 (circ. Inps 3.01.2019, n. 15).
Il regime agevolato Inps in oggetto (art. 1, c. 77 L. 190/2014) consente per i contribuenti che adottano il regime forfetario di avere una riduzione del 35% della contribuzione dovuta ai fini previdenziali, sia sul reddito non eccedente il minimale, quindi sui fissi, sia sul reddito eccedente il minimale.

Va ricordato che la riduzione determina anche un accreditamento di mesi ai fini pensionistici proporzionalmente inferiore rispetto al versamento integrale; pertanto, ai fini di un accreditamento di 12 mesi di contribuzione dovrà essere versata una somma pari all’importo del contributo dovuto sul minimale (circ. Inps 19.02.2016, n. 35). In altre parole, il pagamento di un importo pari al contributo calcolato sul minimale di reddito attribuisce il diritto all’accreditamento di tutti i contributi mensili relativi a ciascun anno solare cui si riferisce il versamento, al contrario, nel caso di versamento di un contributo inferiore a quello corrispondente al minimale, i mesi accreditati saranno proporzionalmente ridotti. Infine, in presenza di un reddito forfetario superiore al minimale, il regime agevolato prevede che il versamento contributivo di importo inferiore al dovuto, ma almeno pari all’importo calcolato sul minimale, faccia nascere il diritto all’accredito dell’intero anno (circ. Inps 10.02.2015, n. 29).
Occorre quindi effettuare una valutazione di merito circa la propria posizione previdenziale prima di inviare la richiesta di riduzione, che poi opera senza ulteriori conferme sino a revoca o perdita dei requisiti. Una volta usciti dal regime previdenziale agevolato, sia per obbligo che per scelta, non è più possibile rientrarvi in futuro. Invece, resta sempre possibile accedere nuovamente al regime dei forfetari, sebbene non più con un’agevolazione contributiva.
L’adesione a tale regime implica l’impossibilità di fruire dei benefici per gli iscritti sopra i 65 anni di età e sotto i 21 anni.

L’iter da seguire per inviare la domanda per fruire dell’agevolazione è: accedere al proprio cassetto previdenziale / Domande telematizzate / Domande telematizzate ArtCom / Adesione Regime Agevolato.
In caso di regime forfetario in essere già in precedenza, se si intende fruire dal 2024 (ossia dal 1.01.2024) dell’agevolazione senza essersene mai avvalsi in passato, occorrerà presentare la domanda entro il 28.02.2024; se si presenta dopo tale data, la domanda avrà effetto dal 1.01.2025,. Se invece si è appena aperta la Partita Iva o si aprirà nel corso del 2024, è comunque possibile inoltrare la domanda per il regime agevolato con la massima tempestività rispetto alla data di ricezione della delibera di avvenuta iscrizione alla gestione previdenziale.

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𝐂𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨 𝐝’𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐝 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝟑𝟏/𝟏𝟐. 
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L'Agenzia delle Entrate, durante Telefisco 2024, ha precisato che le imprese del Mezzogiorno che hanno effettuato investimenti produttivi nel 2023, ma non hanno ancora trasmesso l’istanza di accesso al credito d’imposta dedicato, avranno tempo fino al 31.12.2024.

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𝐓𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐮𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐧 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐞. (Leggi qui) 👇

La definizione normativa delle attività di analisi del rischio fiscale è contenuta nell’art. 2 del decreto legislativo sul procedimento accertativo, approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri.
Con tale termine si intende un processo, costituito da una o più fasi, finalizzato a massimizzare l’efficacia delle attività di prevenzione e contrasto all’evasione fiscale, alla frode fiscale e all’abuso del diritto in materia tributaria.
Grazie alle attività di analisi di rischio, sarà inoltre possibile massimizzare anche l’efficacia e l’efficienza delle azioni di stimolo all’adempimento spontaneo dei contribuenti (la c.d. "compliance").
Questi processi si baseranno su modelli e tecniche di analisi deterministica o probabilistica, utilizzando e interconnettendo fra loro i dati e le informazioni presenti nell’anagrafe tributaria o nelle altre banche dati pubbliche alle quali può accedere l’Amministrazione Finanziaria.
Il tutto deve avvenire, però, nel rispetto della normativa comunitaria in materia di trattamento dei dati personali.

La regolamentazione normativa delle analisi del rischio costituisce dunque la premessa operativa per l’utilizzo di tecniche di intelligenza artificiale nelle attività di selezione dei contribuenti da sottoporre a veri e propri controlli o alle attività di stimolo all’adempimento.
Il primo passo sarà definire i rischi fiscali da intercettare. In seguito, dopo aver definito i criteri di selezione dei contribuenti, si potrà far lavorare gli algoritmi ottenendo come risultato del processo, liste di contribuenti che sono risultati, più o meno positivi, alla possibilità di mettere in atto i comportamenti che sono stati definiti come fiscalmente a rischio.
Anche le basi e i presupposti delle analisi di rischio vengono puntualmente definiti nella nuova disposizione in commento.
In particolare, il rischio fiscale è definito come il rischio di operare, colposamente o dolosamente, in violazione di norme di natura tributaria, ovvero in contrasto con i principi o con le finalità dell’ordinamento tributario.
Con il termine “criterio selettivo” deve invece intendersi la identificazione e la tipizzazione di una condotta, monosoggettiva o plurisoggettiva, idonea a concretizzare un rischio fiscale. Con il termine indicatore di rischio desunto o derivato si deve invece intendere il risultato di un processo di profilazione finalizzato a ottenere ulteriori caratterizzazioni dei contribuenti oggetto di analisi.

Com’è noto la definizione e il potenziamento delle attività di analisi del rischio in materia fiscale sono in linea con gli obiettivi valorizzati dal nostro Paese nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
È in tale contesto che il nostro Paese si è impegnato a ridurre il tax gap attraverso il potenziamento dei controlli fiscali proprio attraverso selezioni più mirate dei contribuenti a maggiore rischio di evasione, rese possibili dall’applicazione di strumenti di data analysis più avanzati e dall’interoperabilità delle banche dati a disposizione del Fisco.
Tutto pronto, dunque, per passare dalle parole ai fatti e sperimentare sul campo queste nuove tecniche digitali avanzate nel contrasto all’evasione e nello stimolo all’adempimento. Per i contribuenti a maggior rischio fiscale il messaggio è dunque chiaro e forte.

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #intelligenzaartificiale
𝐒𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞
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𝐂𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐛𝐢𝐞𝐧𝐧𝐚𝐥𝐞, 𝐧𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝟐 𝐚𝐧𝐧𝐢. (Leggi qui) 👇

Con le nuove norme contenute in un recente decreto attuativo della legge delega sulla riforma fiscale (L. 111/2023) viene inserita nell’ordinamento una nuova misura di carattere premiale che presenta consistenti vantaggi per chi vi intenda accedere. Si tratta del cosiddetto concordato preventivo biennale, che consente la determinazione del reddito del contribuente ai fini fiscali sulla base di un’indicazione effettuata dall’Agenzia delle Entrate accettata da parte del contribuente. Tale sistema di determinazione, con le nuove norme approvate di recente da parte del Consiglio dei Ministri, potrà trovare applicazione a tutti i contribuenti, con la sola eccezione di quelli con un debito tributario superiore a 5.000 euro.
In che cosa consiste tale procedura - Essa ha inizio con la comunicazione dell’Agenzia delle Entrate al contribuente della modulistica necessaria per l’indicazione dei dati necessari alla determinazione dell’importo del reddito che verrà realizzato nei successivi 2 periodi d’imposta.
Attraverso tali dati, l’Amministrazione Finanziaria provvederà a formulare e comunicare una proposta specifica contenente una certa somma che verrà utilizzata per la determinazione dell’ammontare delle imposte.
A questo punto, al contribuente restano 2 possibilità: la prima di non aderire alla proposta, la seconda invece di tipo antitetico di prestarvi adesione, così da poter dare corso alla vera e propria procedura di concordato preventivo. Nel caso di accettazione, la somma indicata nella proposta verrà utilizzata per la determinazione del debito tributario.
Quali saranno le tempistiche di tale procedura - Sul punto vengono previste 2 diverse tempistiche. La prima è valida solo per il 1° anno di vigenza delle nuove norme, al fine di consentire all’Amministrazione Finanziaria il progressivo adattamento del proprio apparato alle necessità della nuova procedura, e contempla l’indicazione di 2 soli termini:
24.06.2024. Entro tale data l’Agenzia delle Entrate provvederà a porre a disposizione del contribuente la modulistica necessaria per l’invio dei dati fiscali all’Amministrazione, necessari come ovvio alla determinazione della proposta;
15.10.2024. Tale data fissata per il corrente anno per la presentazione delle dichiarazioni fiscali costituisce altresì il termine ultimo per l’accettazione della proposta di concordato preventivo.
Superata tale prima fase di adattamento, la normativa prevede una più analitica indicazione dei termini per l’esecuzione del concordato preventivo biennale:
15.03 di ogni anno. Entro tale data l’Amministrazione sarà tenuta a fornire al contribuente la modulistica necessaria per l’invio dei dati fiscali finalizzati a consentire la redazione della proposta di concordato preventivo;
5 giorni entro l’invio da parte del contribuente dei dati necessari alla determinazione del reddito. L’Agenzia delle Entrate dovrà comunicare al contribuente la proposta di concordato in precedenza elaborata;
termine di scadenza per il versamento delle imposte. Entro tale data il contribuente potrà decidere se accettare la proposta di concordato.
Vantaggi per il contribuente nel caso in cui venga attivata tale procedura - Si tratta in ogni caso di benefici di non poco conto:
esclusione dell’applicabilità della disciplina prevista per le società non operative;
esclusione degli accertamenti basati sulle presunzioni semplici;
esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione di crediti per specifici importi, ai fini delle imposte sui redditi o dell’Iva;
esonero dall’apposizione del visto di conformità o dalla prestazione di garanzia per i rimborsi Iva, in relazione a specifici importi.

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𝐁𝐥𝐨𝐜𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢: 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐢 𝐫𝐚𝐭𝐞𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐢 𝐞𝐝 𝐢𝐦𝐩𝐮𝐠𝐧𝐚𝐭𝐢? (Leggi qui) 👇

Come noto, la legge di Bilancio 2024 ha introdotto una disposizione secondo cui ai contribuenti che hanno iscrizioni a ruolo per imposte erariali e relativi accessori o accertamenti esecutivi affidati agli agenti della riscossione per importi complessivamente superiori a 100.000 euro, per i quali i termini di pagamento siano scaduti e siano ancora dovuti pagamenti o non siano in essere provvedimenti di sospensione, è esclusa la facoltà di avvalersi della compensazione, tramite modello F24.
Il divieto in esame riguarda esclusivamente l’ipotesi di cosiddetta compensazione “orizzontale” o “esterna”, che interviene tra tributi di diversa tipologia tramite il modello F24, mentre resta esclusa dal divieto la cosiddetta compensazione “verticale” o “interna”, che interviene nell’ambito dello stesso tributo e ciò anche nel caso, si ritiene, venga esposta nel modello F24.

Ruoli non scaduti, rateizzati, sospesi e impugnati - La preclusione non opera nel caso di debiti per imposte erariali iscritti a ruolo non ancora scaduti al momento del versamento; quindi, la compensazione è ancora possibile entro 60 giorni dalla notifica della cartella. La limitazione non si applica nemmeno in presenza di ruoli per i quali è in atto una sospensione; a tal riguardo appare plausibile sostenere che rientrino tra i ruoli sospesi anche quelli oggetto di rateazione, ma su tale aspetto si attendono conferme ufficiali.
In ogni caso, in presenza di debiti per i quali è stata concessa la rateazione, e in caso di mancato pagamento di una rata alla scadenza prevista (diversa dalla prima), sono opportune le seguenti precisazioni, in ordine alla decadenza del piano di dilazione alla data del 30.06.2024.
Infatti, si determina la decadenza delle rateazioni accordate:
per i piani di dilazione già in essere alla data dell’8.03.2020, nel caso di mancato pagamento di 18 rate, anche non consecutive;
per i provvedimenti di accoglimento delle richieste presentate dopo l’8.03.2020, e fino al 31.12.2021, nel caso di mancato pagamento di 10 rate, anche non consecutive;
per le rateazioni presentate e concesse successivamente al 1.01.2022 e comunque presentate fino al 15.07.2022, in caso di mancato pagamento di 5 rate, anche non consecutive;
per le dilazioni presentate dal 16.07.2022, in caso di mancato pagamento di 8 rate, anche non consecutive.
La sospensione dovrebbe operare, a nostro parere, anche in presenza di ruoli per i quali si è beneficiato della definizione agevolata introdotta dalla L. 197/2022 (“Rottamazione-quater”), con piano di dilazione ancora in corso alla data del 30.06.2024; certamente la preclusione in discorso si applica in caso di sospensione giudiziale disposta dal giudice o di sospensione amministrativa concessa dalla stessa Agenzia delle Entrate.

Infine, è dubbio se tra i debiti erariali iscritti a ruolo debbano essere compresi anche i ruoli che sono oggetto di impugnazione innanzi alla giustizia tributaria. A tal proposito ci si chiede se in sede attuativa sarà prevista una forma di salvaguardia nel caso al divieto di compensazione in presenza di ruoli di importo superiore a 1.500 euro e per i quali è scaduto il termine di pagamento, di cui all’art. 31, c. 1 D.L. 31.05.2010, n. 78, punita con una sanzione pari al 50% degli importi iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori.
In quel caso, infatti (circ. Ag. Entrate 15.02.2011, n. 4/E, par. 12), l’eventuale compensazione eseguita in violazione del divieto non è immediatamente sanzionabile nel caso di pendenza di ricorso, ma lo diventa solo eventualmente a seguito della definizione della controversia.

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𝐀𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐭𝐚𝐛𝐚𝐜𝐜𝐡𝐞𝐫𝐢𝐚. (Leggi qui) 👇

Per aprire una tabaccheria è necessario seguire un preciso iter burocratico e rispettare alcuni requisiti riguardo al locale dove si intende avviare l'attività. Procediamo con ordine a esaminarli.

Passaggi per ottenere una nuova licenza - Per ottenere una nuova licenza, bisogna rispettare i seguenti adempimenti:
aprire un’impresa individuale per lo svolgimento dell'attività;
presentare una richiesta all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli;
ottenere la licenza tramite il bando o vincere l'asta bandita dalla stessa Agenzia delle Dogane;
frequentare un corso di formazione specifico.
Se insieme alla rivendita di tabacchi si vuole svolgere anche altre attività, come aprire un bar o avviare un centro scommesse, sarà necessario verificare i requisiti anche per queste e richiedere le relative autorizzazioni.

Ubicazione del locale - Oltre agli adempimenti amministrativi, il requisito più importante da rispettare per l'apertura di una tabaccheria riguarda la posizione del locale.
Infatti, l’apertura di una nuova rivendita di tabacchi può essere effettuata solo se si rispettano specifiche distanze tra il proprio punto vendita e le altre tabaccherie. Le distanze da rispettare variano a seconda del numero di abitanti del Comune dove si troverà il negozio. Nello specifico:
nei Comuni fino a 30.000 abitanti è necessario rispettare una distanza di almeno 300 metri dalle altre tabaccherie;
nei Comuni con un numero di abitanti compreso tra 30.001 e 100.000 sono necessari almeno 250 metri di distanza;
per i Comuni con più di 100.000 abitanti, invece, sono sufficienti 200 metri dalla rivendita concorrente più vicina.
Oltre al requisito della distanza bisogna rispettare un requisito di produttività delle tabaccherie della zona, detto aggio. Riguardo a questo requisito, i parametri da considerare vengono rivisti e aggiornati periodicamente dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Registrazione dell’attività - La licenza per la rivendita dei tabacchi può essere intestata solo a una persona fisica. Di conseguenza, si dovrà ricorrere alla forma giuridica dell’impresa individuale. Questa attività non può essere svolta utilizzando la forma giuridica delle società sia di persone che di capitali. Con l’impresa individuale si potranno anche svolgere eventuali altre attività parallele come la gestione di un bar o di una ricevitoria.

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𝐑𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐟𝐢𝐬𝐢𝐜𝐡𝐞. (Leggi qui) 👇

Una delle tematiche che da sempre ha generato contenziosi tributari è senz’altro riferita alla residenza fiscale delle persone fisiche, alle quali è stata spesso contestata la fittizia residenza fiscale, attuata al fine di annullare o ridurre in modo sensibile il carico impositivo.

È fatto noto che la legislazione tributaria italiana, al pari di quella di altri ordinamenti stranieri, per le persone fisiche residenti sottopone a tassazione tutti i redditi posseduti in Italia e all’estero, in virtù del noto principio della tassazione dell’utile mondiale o “world wide taxation” e, per i soggetti non residenti, i soli elementi reddituali prodotti nel territorio dello Stato, in base al c.d. “principio di territorialità”. Il principio di cui trattasi si fonda sul criterio della residenza e assoggetta i residenti per ogni tipologia di reddito, a prescindere dal luogo di produzione, consentendo di ricostruire le condizioni economiche complessive. Di converso, in presenza di non residenti si applica il principio della territorialità e vengono attratti ad imposizione i soli redditi prodotti nel territorio nazionale.
Il D.Lgs. 209/2023, in attuazione della L. 111/2023 “Delega al Governo per la revisione del sistema tributario”, ha riscritto, tra l’altro, il criterio di collegamento della residenza fiscale delle persone fisiche, modificando l’art. 2 del Tuir e facendo decorrere dal 1.01.2024 le modifiche introdotte, come espressamente richiamato dall’art. 7 del citato Decreto. La nuova formulazione dell’art. 2 del Tuir prevede che si considerano residenti sul territorio nazionale le persone che per la maggior parte del periodo di imposta ricadono anche solo in uno dei casi seguenti:
hanno la residenza nel territorio dello Stato ai sensi del Codice Civile;
hanno il domicilio nel territorio dello Stato;
sono presenti nel territorio dello Stato;
salvo prova contraria, risultano iscritte per la maggior parte del periodo di imposta nelle anagrafi della popolazione residente.
Le condizioni dettate dal rinnovato art. 2 sono alternative tra loro, per cui anche la sola presenza di una di loro fa radicare la residenza della persona sul territorio dello Stato.
Con riferimento alla nuova formulazione dell’articolo, rimanendo inalterato il concetto di residenza come previsto dal Codice Civile espressione anche del provvedimento ante riforma, si presentano delle novità per quanto concerne le altre condizioni prima dette. In particolare:
domicilio: si introduce la definizione di domicilio, intendendosi quale luogo ove si sviluppano, in via principale, le relazioni personali e familiari della persona;
presenza fisica sul territorio: in questo caso parrebbe doversi fare riferimento ai giorni trascorsi sul territorio nazionale, indipendentemente dalla residenza o dal domicilio;
iscrizione all’anagrafe della popolazione residente: in questo caso la residenza, salvo prova contraria, parrebbe presumersi se iscritti nella maggior parte del periodo di imposta nell’anagrafe della popolazione residente.
Se dal tenore letterale del provvedimento, per quanto riguarda la presenza fisica e l’iscrizione all’anagrafe, si può arrivare a una conclusione in termini di ipotesi di residenza, sul domicilio la questione appare più delicata. In questo caso, anziché privilegiare i contenuti economici, hanno prevalenza gli interessi di natura personale e familiare. Appare necessario un documento di prassi che possa meglio chiarire cosa si deve intendere per "relazioni personali e familiari", nonché indicare quali sono le modalità per poterle verificare. Il rischio è un contenzioso tributario più vasto dell'attuale.

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Dott. Gabriele Muzzi