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10 ore fa

𝐑𝐚𝐭𝐞𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐞𝐥𝐥𝐞, 𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐛𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞. (Leggi qui) 👇

Pagata la prima rata del piano di ammortamento, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdeR) sospende l’eventuale fermo amministrativo disposto in precedenza sul bene mobile registrato (esempio: l’automobile), purché tutti i debiti oggetto del fermo siano stati ricompresi nell’istanza di dilazione. Con la sospensione del fermo amministrativo è consentito circolare con il veicolo interessato, ma non rottamarlo né venderlo. Il fermo è cancellato da AdeR dopo il pagamento dell’intero importo del debito in dilazione legato al fermo. Sospensione e cancellazione sono trasmesse online da AdeR al Pubblico Registro Automobilistico. Sono da considerarsi estinte, inoltre, le procedure esecutive in corso, a condizione che non si sia ancora tenuto l’incanto con esito positivo o non sia stata presentata istanza di assegnazione, oppure il terzo non abbia reso dichiarazione positiva o non sia stato già emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati. Il pagamento della prima rata non determina, invece, alcun effetto sulle procedure già avviate di tipo conservativo (esempio: azioni revocatorie) o sugli interventi già effettuati su procedure immobiliari promosse da soggetti terzi.
In ordine alle citate procedure AdeR può, anche dopo il pagamento della prima rata, avviare nuove azioni revocatorie o, nel caso di procedure immobiliari promosse da terzi, può effettuare nuovi interventi.

Il contribuente, a seguito del pagamento delle rate e dell’abbattimento dell’importo del debito, può chiedere, con spese a proprio carico e ricorrendo determinate condizioni, la riduzione (diminuzione della somma garantita da ipoteca) o la restrizione (liberazione parziale di uno o più degli immobili ipotecati) dell’eventuale ipoteca iscritta in data anteriore alla presentazione dell’istanza. Se nel corso della rateizzazione interviene una sospensione giudiziale o amministrativa, anche parziale del debito, è possibile interrompere il pagamento delle rate limitatamente agli importi sospesi. In questo caso, il contribuente può chiedere il ricalcolo delle rate al netto degli importi sospesi. Alla scadenza della sospensione e prima dell’eventuale decadenza della rateizzazione per la quale non sono calcolate le rate scadute nel periodo della sospensione, è possibile chiedere di pagare il debito residuo nello stesso numero di rate non versate del piano originario, oppure chiederne un numero diverso, non superiore a 72.

Il contribuente decade dai benefici della rateizzazione per inadempienza se non esegue il pagamento di alcune rate, anche non consecutive. Il numero delle rate non pagate che determinano la decadenza varia in ragione ai provvedimenti normativi e a diversi elementi, così sintetizzabili in base alla tipologia delle rateizzazioni:
se in essere all’8.03.2020 (21.02.2020 per i residenti nella cosiddetta ex “zona rossa” COVID), 18 rate anche non consecutive;
se concesse dopo l’8.03.2020 e richieste fino al 31.12.2021, 10 rate anche non consecutive;
se presentate dal 1.01 al 15.07.2022, 5 rate anche non consecutive;
se presentate dal 16.07.2022, 8 rate anche non consecutive.
Se tra le rate impagate è compresa l’ultima, la decadenza si concretizza anche a fronte del mancato pagamento di un numero di rate inferiore a quello previsto. Con la decadenza il debito ritorna esigibile in un’unica soluzione e possono essere immediatamente riprese le azioni di recupero. In caso di decadenza per inadempienza è possibile, per i debiti ricompresi in rateizzazioni presentate fino al 15.07.2022, richiedere una nuova dilazione solo dopo avere versato una somma corrispondente all’importo delle rate della rateizzazione decaduta e scadute alla data di presentazione della nuova richiesta. Per le richieste di rateizzazione presentate dal 16.07.2022, invece, non è possibile ottenere, in caso di decadenza, nuove rateizzazioni per gli stessi debiti; infine, la decadenza di una o più rateizzazioni non preclude altre richieste di dilazione per i debiti non inseriti nelle rateizzazioni decadute.

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #rateizzazionecartelle
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𝐑𝐚𝐭𝐞𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐞𝐥𝐥𝐞, 𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐛𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞. (Leggi qui) 👇

Pagata la prima rata del piano di ammortamento, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdeR) sospende l’eventuale fermo amministrativo disposto in precedenza sul bene mobile registrato (esempio: l’automobile), purché tutti i debiti oggetto del fermo siano stati ricompresi nell’istanza di dilazione. Con la sospensione del fermo amministrativo è consentito circolare con il veicolo interessato, ma non rottamarlo né venderlo. Il fermo è cancellato da AdeR dopo il pagamento dell’intero importo del debito in dilazione legato al fermo. Sospensione e cancellazione sono trasmesse online da AdeR al Pubblico Registro Automobilistico. Sono da considerarsi estinte, inoltre, le procedure esecutive in corso, a condizione che non si sia ancora tenuto l’incanto con esito positivo o non sia stata presentata istanza di assegnazione, oppure il terzo non abbia reso dichiarazione positiva o non sia stato già emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati. Il pagamento della prima rata non determina, invece, alcun effetto sulle procedure già avviate di tipo conservativo (esempio: azioni revocatorie) o sugli interventi già effettuati su procedure immobiliari promosse da soggetti terzi.
In ordine alle citate procedure AdeR può, anche dopo il pagamento della prima rata, avviare nuove azioni revocatorie o, nel caso di procedure immobiliari promosse da terzi, può effettuare nuovi interventi.

Il contribuente, a seguito del pagamento delle rate e dell’abbattimento dell’importo del debito, può chiedere, con spese a proprio carico e ricorrendo determinate condizioni, la riduzione (diminuzione della somma garantita da ipoteca) o la restrizione (liberazione parziale di uno o più degli immobili ipotecati) dell’eventuale ipoteca iscritta in data anteriore alla presentazione dell’istanza. Se nel corso della rateizzazione interviene una sospensione giudiziale o amministrativa, anche parziale del debito, è possibile interrompere il pagamento delle rate limitatamente agli importi sospesi. In questo caso, il contribuente può chiedere il ricalcolo delle rate al netto degli importi sospesi. Alla scadenza della sospensione e prima dell’eventuale decadenza della rateizzazione per la quale non sono calcolate le rate scadute nel periodo della sospensione, è possibile chiedere di pagare il debito residuo nello stesso numero di rate non versate del piano originario, oppure chiederne un numero diverso, non superiore a 72.

Il contribuente decade dai benefici della rateizzazione per inadempienza se non esegue il pagamento di alcune rate, anche non consecutive. Il numero delle rate non pagate che determinano la decadenza varia in ragione ai provvedimenti normativi e a diversi elementi, così sintetizzabili in base alla tipologia delle rateizzazioni:
se in essere all’8.03.2020 (21.02.2020 per i residenti nella cosiddetta ex “zona rossa” COVID), 18 rate anche non consecutive;
se concesse dopo l’8.03.2020 e richieste fino al 31.12.2021, 10 rate anche non consecutive;
se presentate dal 1.01 al 15.07.2022, 5 rate anche non consecutive;
se presentate dal 16.07.2022, 8 rate anche non consecutive.
Se tra le rate impagate è compresa l’ultima, la decadenza si concretizza anche a fronte del mancato pagamento di un numero di rate inferiore a quello previsto. Con la decadenza il debito ritorna esigibile in un’unica soluzione e possono essere immediatamente riprese le azioni di recupero. In caso di decadenza per inadempienza è possibile, per i debiti ricompresi in rateizzazioni presentate fino al 15.07.2022, richiedere una nuova dilazione solo dopo avere versato una somma corrispondente all’importo delle rate della rateizzazione decaduta e scadute alla data di presentazione della nuova richiesta. Per le richieste di rateizzazione presentate dal 16.07.2022, invece, non è possibile ottenere, in caso di decadenza, nuove rateizzazioni per gli stessi debiti; infine, la decadenza di una o più rateizzazioni non preclude altre richieste di dilazione per i debiti non inseriti nelle rateizzazioni decadute.

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #rateizzazionecartelle
1 giorno fa

𝐂𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐟𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐢: 𝐜𝐨𝐫𝐬𝐚 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐬𝐬𝐢. (Leggi qui) 👇

Con il rilascio del software per il calcolo della proposta concordataria, avvenuto nella tarda serata del 15.07.2024, prende ufficialmente il via il concordato preventivo anche per i contribuenti aderenti al regime forfetario, disciplinato dalla L. 190/2014. Questo nuovo strumento fiscale apre scenari inediti di pianificazione tributaria per questa specifica categoria di partite Iva, offrendo loro l'opportunità di esplorare strategie fiscali potenzialmente vantaggiose nell'ambito del nuovo quadro normativo.
Il concordato preventivo biennale, introdotto dal D.Lgs. 13/2024, si configura come l'innovazione più significativa della campagna dichiarativa 2024. Nonostante ciò, l'istituto ha suscitato un interesse moderato tra contribuenti e professionisti del settore, i quali nutrono dubbi sulla sua effettiva convenienza. Tuttavia, e come si vedrà nel prosieguo, lo strumento potrebbe rivelarsi particolarmente vantaggioso proprio per i contribuenti in regime forfetario. Ma procediamo con ordine.

L'art. 30 D.Lgs. 13/2024 estende la possibilità di aderire al concordato anche ai contribuenti forfetari, offrendo loro un'opportunità di ottimizzazione fiscale, soprattutto in previsione di una crescita significativa dei ricavi. Tuttavia, è fondamentale ricordare le regole base del regime forfetario: la fuoriuscita avviene se nell'anno precedente si superano gli 85.000 euro di ricavi, o immediatamente se si oltrepassano i 100.000 euro nell'anno in corso.
Il principale vantaggio del concordato per i forfetari consiste nella defiscalizzazione dei redditi eccedenti quelli concordati, permettendo di "blindare" un imponibile inferiore a quello effettivamente realizzato. Inoltre, potrebbe consentire di mantenere il regime agevolato anche superando la soglia dei 100.000 euro nel 2024.

La strategia fiscalmente più conveniente potrebbe essere quella di concentrare il più possibile i ricavi nel 2024, anno coperto dal concordato. Ciò potrebbe tradursi in un'accelerazione della fatturazione o nell'offerta di sconti per pagamenti anticipati. Questa gestione oculata delle tempistiche di fatturazione potrebbe massimizzare i benefici fiscali, ottimizzando il risparmio d'imposta sulla quota di reddito eccedente quella concordata. Tuttavia, l'adozione di questa strategia comporta rischi e considerazioni che richiedono un'attenta valutazione. È cruciale effettuare un'analisi approfondita e realistica dei potenziali ricavi per il 2024, considerando tutti i fattori che potrebbero influenzare.
Un altro aspetto da considerare attentamente è l'impatto che questa strategia potrebbe avere sul 2025. Anticipare gli incassi al 2024 per massimizzare i benefici del concordato potrebbe tradursi in una significativa riduzione dei ricavi nell'anno successivo. Questo scenario diventa particolarmente rilevante considerando che nel 2025 il concordato potrebbe non essere più in vigore o potrebbe subire modifiche sostanziali nel suo funzionamento, rendendo meno vantaggiosa la posizione fiscale del contribuente.
Per quanto riguarda l'Iva, nonostante il concordato possa offrire protezione dal punto di vista delle imposte dirette, gli obblighi relativi all'imposta rimangono invariati. In caso di superamento della soglia dei 100.000 euro di ricavi, il contribuente sarà comunque tenuto ad applicare l'Iva sulle operazioni eccedenti tale limite.

È importante sottolineare che il quadro fin qui esposto potrebbe subire ulteriori modifiche. Il decreto legislativo correttivo, attualmente in fase di esame presso le Commissioni parlamentari, potrebbe apportare cambiamenti significativi alla disciplina del concordato preventivo biennale.

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #concordatopreventivo #regimeforfettario
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𝐂𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐟𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐢: 𝐜𝐨𝐫𝐬𝐚 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐬𝐬𝐢. (Leggi qui) 👇

Con il rilascio del software per il calcolo della proposta concordataria, avvenuto nella tarda serata del 15.07.2024, prende ufficialmente il via il concordato preventivo anche per i contribuenti aderenti al regime forfetario, disciplinato dalla L. 190/2014. Questo nuovo strumento fiscale apre scenari inediti di pianificazione tributaria per questa specifica categoria di partite Iva, offrendo loro lopportunità di esplorare strategie fiscali potenzialmente vantaggiose nellambito del nuovo quadro normativo.
Il concordato preventivo biennale, introdotto dal D.Lgs. 13/2024, si configura come linnovazione più significativa della campagna dichiarativa 2024. Nonostante ciò, listituto ha suscitato un interesse moderato tra contribuenti e professionisti del settore, i quali nutrono dubbi sulla sua effettiva convenienza. Tuttavia, e come si vedrà nel prosieguo, lo strumento potrebbe rivelarsi particolarmente vantaggioso proprio per i contribuenti in regime forfetario. Ma procediamo con ordine.

Lart. 30 D.Lgs. 13/2024 estende la possibilità di aderire al concordato anche ai contribuenti forfetari, offrendo loro unopportunità di ottimizzazione fiscale, soprattutto in previsione di una crescita significativa dei ricavi. Tuttavia, è fondamentale ricordare le regole base del regime forfetario: la fuoriuscita avviene se nellanno precedente si superano gli 85.000 euro di ricavi, o immediatamente se si oltrepassano i 100.000 euro nellanno in corso.
Il principale vantaggio del concordato per i forfetari consiste nella defiscalizzazione dei redditi eccedenti quelli concordati, permettendo di blindare un imponibile inferiore a quello effettivamente realizzato. Inoltre, potrebbe consentire di mantenere il regime agevolato anche superando la soglia dei 100.000 euro nel 2024.

La strategia fiscalmente più conveniente potrebbe essere quella di concentrare il più possibile i ricavi nel 2024, anno coperto dal concordato. Ciò potrebbe tradursi in unaccelerazione della fatturazione o nellofferta di sconti per pagamenti anticipati. Questa gestione oculata delle tempistiche di fatturazione potrebbe massimizzare i benefici fiscali, ottimizzando il risparmio dimposta sulla quota di reddito eccedente quella concordata. Tuttavia, ladozione di questa strategia comporta rischi e considerazioni che richiedono unattenta valutazione. È cruciale effettuare unanalisi approfondita e realistica dei potenziali ricavi per il 2024, considerando tutti i fattori che potrebbero influenzare.
Un altro aspetto da considerare attentamente è limpatto che questa strategia potrebbe avere sul 2025. Anticipare gli incassi al 2024 per massimizzare i benefici del concordato potrebbe tradursi in una significativa riduzione dei ricavi nellanno successivo. Questo scenario diventa particolarmente rilevante considerando che nel 2025 il concordato potrebbe non essere più in vigore o potrebbe subire modifiche sostanziali nel suo funzionamento, rendendo meno vantaggiosa la posizione fiscale del contribuente.
Per quanto riguarda lIva, nonostante il concordato possa offrire protezione dal punto di vista delle imposte dirette, gli obblighi relativi allimposta rimangono invariati. In caso di superamento della soglia dei 100.000 euro di ricavi, il contribuente sarà comunque tenuto ad applicare lIva sulle operazioni eccedenti tale limite.

È importante sottolineare che il quadro fin qui esposto potrebbe subire ulteriori modifiche. Il decreto legislativo correttivo, attualmente in fase di esame presso le Commissioni parlamentari, potrebbe apportare cambiamenti significativi alla disciplina del concordato preventivo biennale.

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #concordatopreventivo #regimeforfettario
2 giorni fa

𝐑𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐨𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞. (Leggi qui)👇

Lo schema di decreto di riordino del sistema della riscossione, approvato dal Consiglio dei Ministri il 3.07.2024, prevede una riscossione da attuare entro specifiche tempistiche, pena il discarico automatico o anticipato. Dal 1.01.2025 l'Agente della Riscossione dovrà assicurare un tempestivo tentativo di notifica della cartella di pagamento, nelle modalità previste dall'art. 26 D.P.R. 602/1973:
non oltre il 9° mese successivo a quello di affidamento del carico;
nel più ampio termine previsto dalle norme disciplinanti gli effetti di eventi eccezionali.
L'agente dovrà poi avere cura di notificare anche gli atti interruttivi della prescrizione.

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #riformatempiriscossione
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𝐑𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐨𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞. (Leggi qui)👇

Lo schema di decreto di riordino del sistema della riscossione, approvato dal Consiglio dei Ministri il 3.07.2024, prevede una riscossione da attuare entro specifiche tempistiche, pena il discarico automatico o anticipato. Dal 1.01.2025 lAgente della Riscossione dovrà assicurare un tempestivo tentativo di notifica della cartella di pagamento, nelle modalità previste dallart. 26 D.P.R. 602/1973:
non oltre il 9° mese successivo a quello di affidamento del carico;
nel più ampio termine previsto dalle norme disciplinanti gli effetti di eventi eccezionali.
Lagente dovrà poi avere cura di notificare anche gli atti interruttivi della prescrizione.

𝐕𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 www.Fiscaldata.it #studiocommerciale #aggiornamenti #fiscaldata #catanzaro #riformatempiriscossione
3 giorni fa

𝐒𝐨𝐬𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐅𝐢𝐬𝐜𝐨: 𝐞𝐜𝐜𝐨 𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐢. (Leggi qui) 👇

Si avvicinano le vacanze di agosto e anche il Fisco come ogni anno andrà in vacanza.
Con la Riforma Fiscale si sono introdotte ulteriori novità in tema di sospensione da parte del fisco degli invii delle comunicazioni tributarie.
Le Entrate hanno esplicitato con la Circolare n 9/2024 alcune delle novità introdotte dal 2024 e in particoalre evidenzia ceh, salvo casi di indifferibilità e urgenza, l'ADE non potrà inviare comunicazioni e inviti al contribuente nei due seguenti periodi dell’anno:
dal 1° agosto al 31 agosto,
dal 1° dicembre al 31 dicembre.
L’articolo 10, comma 1, del decreto Adempimenti introduce due periodi di sospensione, nell’arco dell’anno, dell’invio di alcune tipologie di atti elaborati o emessi dall’Agenzia delle entrate.
Si tratta, in particolare:
delle comunicazioni concernenti gli esiti dei controlli automatizzati delle dichiarazioni, di cui agli articoli 36-bis del DPR n. 600 del 1973 e 54 bis del DPR n. 633 del 1972 (lettera a);
delle comunicazioni concernenti gli esiti dei controlli formali delle dichiarazioni, di cui all’articolo 36-ter del DPR n. 600 del 1973 (lettera b);
delle comunicazioni concernenti gli esiti della liquidazione delle imposte dovute sui redditi assoggettati a tassazione separata, di cui all’articolo 1, comma 412, della legge n. 311 del 2004 (lettera c);
delle lettere di invito per l’adempimento spontaneo (cosiddette “lettere di compliance”), di cui all’articolo 1, commi da 634 a 636, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (lettera d).
Sul piano temporale, la sospensione dei citati atti riguarda:
il periodo dal 1° al 31 agosto;
il periodo dal 1° al 31 dicembre.
Per effetto della novità durante tali periodi di sospensione è precluso all’Agenzia delle entrate l’invio degli atti in precedenza indicati, ancorché siano già stati elaborati o emessi, salvo il caso in cui ricorrano ipotesi di indifferibilità e urgenza tali da richiedere una deroga all’ordinario regime di sospensione. A titolo esemplificativo, si ritiene che possano costituire ipotesi di indifferibilità e urgenza:
le situazioni in cui sussiste pericolo per la riscossione, intendendosi come tali anche i casi in cui la mancata spedizione della comunicazione o notifica dell’atto pregiudichi il rispetto dei termini di prescrizione e decadenza previsti in materia di riscossione, con conseguente rischio di compromettere il recupero delle somme dovute;
l’invio di comunicazioni o atti che prevedono l’inoltro di una notizia di reato ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale;
l’invio di comunicazioni o atti destinati a soggetti sottoposti a procedure concorsuali, ai fini della tempestiva insinuazione nel passivo.
Il successivo comma 2 dell’articolo 10 del decreto Adempimenti prevede, inoltre, che restano ferme «le disposizioni di cui all’articolo 7-quater, comma 17, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225 e articolo 37, comma 11-bis, secondo periodo, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248».
In considerazione di quanto previsto dal predetto articolo 7-quater, comma 17, del decreto-legge n. 193 del 2016, nel periodo dal 1° agosto al 4 settembre sono sospesi i termini di 30 giorni previsti per il pagamento delle somme:
dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni di cui agli articoli 36-bis del DPR n. 600 del 1973 e 54-bis del DPR n. 633 del 1972;
dovute a seguito del controllo formale delle dichiarazioni di cui all’articolo 36-ter del DPR n. 600 del 1973;
derivanti dalla liquidazione delle imposte sui redditi assoggettati a tassazione separata, di cui all’articolo 1, comma 412, della legge n. 311 del 2004.
Ciò comporta che, qualora l’Ufficio, ravvisando la sussistenza di ragioni di indifferibilità, nel periodo 1° agosto – 31 agosto invii comunque una comunicazione di irregolarità derivante dal controllo automatizzato effettuato sul modello dichiarativo – ricevuta dal contribuente, ad esempio, il 26 agosto – il termine di 30 giorni, previsto dall’articolo 2, comma 2, del d.lgs. n. 462 del 1997 per il pagamento delle somme dovute a seguito dell’anzidetta comunicazione, inizierà a decorrere, per effetto della sospensione di cui al comma 17 dell’articolo 7-quater del d.l. n. 193 del 2016, a partire dal 5 settembre e non dalla data di ricezione della stessa.
La previsione normativa di cui al comma 2 dell’articolo 10 del decreto Adempimenti infine, conferma che la sospensione dell’invio degli atti da parte dell’Agenzia delle entrate nel periodo 1° agosto– 31 agosto non incide sulla sospensione, prevista dall’articolo 37, comma 11-bis, secondo periodo93, del decreto legge n. 223 del 2006, relativa al periodo 1° agosto – 4 settembre, dei termini per la trasmissione di documenti e informazioni richiesti ai contribuenti94 da parte della stessa Agenzia delle entrate oppure da altri enti impositori.
Fonte: fiscoetasse.com

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Si avvicinano le vacanze di agosto e anche il Fisco come ogni anno andrà in vacanza.
Con la Riforma Fiscale si sono introdotte ulteriori novità in tema di sospensione da parte del fisco degli invii delle comunicazioni tributarie.
Le Entrate hanno esplicitato con la Circolare n 9/2024  alcune delle novità introdotte dal 2024 e in particoalre evidenzia ceh, salvo casi di indifferibilità e urgenza, lADE non potrà inviare comunicazioni e inviti al contribuente nei due seguenti periodi dell’anno:
dal 1° agosto al 31 agosto,
dal 1° dicembre al 31 dicembre.
L’articolo 10, comma 1, del decreto Adempimenti introduce due periodi di sospensione, nell’arco dell’anno, dell’invio di alcune tipologie di atti elaborati o emessi dall’Agenzia delle entrate. 
Si tratta, in particolare: 
delle comunicazioni concernenti gli esiti dei controlli automatizzati delle dichiarazioni, di cui agli articoli 36-bis del DPR n. 600 del 1973 e 54 bis del DPR n. 633 del 1972 (lettera a); 
delle comunicazioni concernenti gli esiti dei controlli formali delle dichiarazioni, di cui all’articolo 36-ter del DPR n. 600 del 1973 (lettera b);
delle comunicazioni concernenti gli esiti della liquidazione delle imposte dovute sui redditi assoggettati a tassazione separata, di cui all’articolo 1, comma 412, della legge n. 311 del 2004 (lettera c); 
delle lettere di invito per l’adempimento spontaneo (cosiddette “lettere di compliance”), di cui all’articolo 1, commi da 634 a 636, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (lettera d). 
Sul piano temporale, la sospensione dei citati atti riguarda: 
il periodo dal 1° al 31 agosto;
il periodo dal 1° al 31 dicembre.
Per effetto della novità durante tali periodi di sospensione è precluso all’Agenzia delle entrate l’invio degli atti in precedenza indicati, ancorché  siano già stati elaborati o emessi, salvo il caso in cui ricorrano ipotesi di indifferibilità e urgenza tali da richiedere una deroga all’ordinario regime di sospensione. A titolo esemplificativo, si ritiene che possano costituire ipotesi di indifferibilità e urgenza: 
le situazioni in cui sussiste pericolo per la riscossione, intendendosi come tali anche i casi in cui la mancata spedizione della comunicazione o notifica dell’atto pregiudichi il rispetto dei termini di prescrizione e decadenza previsti in materia di riscossione, con conseguente rischio di compromettere il recupero delle somme dovute; 
l’invio di comunicazioni o atti che prevedono l’inoltro di una notizia di reato ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale;
l’invio di comunicazioni o atti destinati a soggetti sottoposti a procedure concorsuali, ai fini della tempestiva insinuazione nel passivo. 
Il successivo comma 2 dell’articolo 10 del decreto Adempimenti prevede, inoltre, che restano ferme «le disposizioni di cui all’articolo 7-quater, comma 17, del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225 e articolo 37, comma 11-bis, secondo periodo, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248». 
In considerazione di quanto previsto dal predetto articolo 7-quater, comma 17, del decreto-legge n. 193 del 2016, nel periodo dal 1° agosto al 4 settembre sono sospesi i termini di 30 giorni previsti per il pagamento delle somme: 
dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni di cui agli articoli 36-bis del DPR n. 600 del 1973 e 54-bis del DPR n. 633 del 1972; 
dovute a seguito del controllo formale delle dichiarazioni di cui all’articolo 36-ter del DPR n. 600 del 1973; 
derivanti dalla liquidazione delle imposte sui redditi assoggettati a tassazione separata, di cui all’articolo 1, comma 412, della legge n. 311 del 2004. 
Ciò comporta che, qualora l’Ufficio, ravvisando la sussistenza di ragioni di indifferibilità, nel periodo 1° agosto – 31 agosto invii comunque una comunicazione di irregolarità derivante dal controllo automatizzato effettuato sul modello dichiarativo – ricevuta dal contribuente, ad esempio, il 26 agosto – il termine di 30 giorni, previsto dall’articolo 2, comma 2, del d.lgs. n. 462 del 1997 per il pagamento delle somme dovute a seguito dell’anzidetta comunicazione, inizierà a decorrere, per effetto della sospensione di cui al comma 17 dell’articolo 7-quater del d.l. n. 193 del 2016, a partire dal 5 settembre e non dalla data di ricezione della stessa. 
La previsione normativa di cui al comma 2 dell’articolo 10 del decreto Adempimenti infine, conferma che la sospensione dell’invio degli atti da parte dell’Agenzia delle entrate nel periodo 1° agosto– 31 agosto non incide sulla sospensione, prevista dall’articolo 37, comma 11-bis, secondo periodo93, del decreto legge n. 223 del 2006, relativa al periodo 1° agosto – 4 settembre, dei termini per la trasmissione di documenti e informazioni richiesti ai contribuenti94 da parte della stessa Agenzia delle entrate oppure da altri enti impositori.
Fonte: fiscoetasse.com

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4 giorni fa

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Le modifiche apportate dal c.d. decreto Sanzioni (D.Lgs. 87/2024), in vigore dal 29.06.2024, ai reati di omesso versamento delle ritenute e dell’Iva, in applicazione del principio del favor rei producono effetti sia per le violazioni commesse in passato (comprese quelle non ancora accertate), sia per i procedimenti pendenti. Queste le principali modifiche:
se il debito tributario non è in corso di estinzione tramite rateazione, risultano essere penalmente rilevanti gli omessi versamenti delle ritenute e dell’Iva entro il 31.12 dell’anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione annuale;
in caso di decadenza dalla rateazione, il contribuente è punito solo se l’ammontare del debito residuo è superiore a 50.000 euro per le ritenute e a 75.000 euro per l’Iva;
restano immutate le precedenti soglie di punibilità pari a 150.000 euro per le ritenute e 250.000 euro per l'Iva.

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1 settimana fa

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Dott. Gabriele Muzzi